Durante le crisi si fa fatica ad essere ottimisti, ma è proprio in queste situazioni che nascono e spuntano nuove opportunità.

“In natura non esistono tombe, ma solo culle”.
(Gunter Pauli )

Riprendendo quanto scritto nell’ultimo pezzo (che puoi leggere a questo link), vediamo velocemente come possiamo paragonare le classiche 4 leve economiche che di solito si utilizzano in tempi di crisi per superarle (e che si possono applicare non solo a livello di nazioni, ma anche su scale più piccole come quelle aziendali, di famiglie od anche di singoli individui) alle soluzioni che analogamente utilizza la natura. Si tratta di soluzioni da usare tutte insieme in sinergia, con coraggio, fantasia, plasticità ma anche con molto equilibrio.

  1. Austerità: tagliare i costi, ottimizzare le risorse; è una “leva” che deve essere usata con attenzione e buon senso; va bene risparmiare per ridurre sprechi ma anche per liberare nuove risorse da reinvestire. In natura nulla va sprecato per cui questo approccio è da sempre quello principale che regola le dinamiche sia delle popolazioni di specie sia dei vari ecosistemi
  2. Ristrutturazione del debito e pilotaggio dei fallimenti. Riorganizzare i propri debiti (risorse mancanti) o arrivare a chiudere situazioni obsolete e non più adatte alla mutata realtà (ovvero fallire) dovrebbe servire per ripulire e resettare. Nella nostra cultura neolatina diamo al fallimento un giudizio morale negativo (anche perchè a volte si accompagna a situazioni dolose). In realtà il percorrere “vicoli ciechi” che prima o poi vanno abbandonati fa parte dell’ordine naturale delle cose, serve a fare esperienza, tanto è vero che invece nella cultura anglosassone un vero manager non è completo se non ha sperimentato sulla propria pelle almeno un paio di fallimenti.
    Anche la natura procede per tentativi ed errori, migliorando progressivamente le proprie soluzioni adattative sino ad arrivare a quelle più di “successo”, almeno per quelle determinate condizioni e sino a quando queste non cambieranno nuovamente richiedendo nuovi reset (ovvero nuove crisi).
    Nella natura ciò che è troppo vecchio, inadatto o troppo malato è destinato a morire, ad essere eliminato, per creare humus da cui nasceranno nuovi organismi più vitali e meglio adattati a quella determinata situazione (habitat). In tal senso vale la famosa frase dell’imprenditore “visionario” Gunter Pauli che dice che in natura non esistono tombe ma solo culle.
    Anche a livello personale dovremmo dunque, in situazioni critiche, cominciare a cambiare il nostro modo di vivere, a ristrutturarci (per non morire). Prima infatti del fallimento (=morte), vi è la fase di resilienza, di adattamento flessibile per ripartire con nuove capacità e possibilità. Eco dunque che in tutte le fasi di riorganizzazione-ristrutturazione c’è la formazione, intesa come acquisizione di nuovi saperi e competenze.
  3. Monetizzazione del debito e aumento della liquidità. Ovvero immettere nuove risorse immediatamente disponibili. Esistono varie tecniche (es. abbassando i tassi e favorire i consumi e le spese; stampa moneta ed emissione denaro comprando il debito degli stati o immissione nell’economia tramite finanziamenti agevolati, stimolare le spese, dando soldi ad aziende che vogliono investire ecc.). Attenzione all’inflazione (se immetto troppi soldi nell’economia e/o in modo non pienamente controllato).
    In natura non vi è pericolo di inflazione, mentre non solo tutti gli esseri viventi hanno tutto ciò che gli serve per vivere (in situazioni di equilibrio), ma soprattutto vi è in generale una sovrapproduzione di risorse, di cui quelle in eccedenza (ovvero non immediatamente utilizzate) finiscono con l’alimentare i cicli inorganici
  4. Trasferimento del denaro e delle risorse (es. tra i più ricchi a quelli meno abbienti: es. tasse patrimoniali, reddito di cittadinanza, ecc.) per spostare masse monetarie. Se questa leva è troppo aggressiva i ricchi scappano. In questo caso si tolgono delle possibilità di spesa o addirittura si induce a trasferirsi le aziende più ricche produttive. Scambio di servizi, baratti, ecc.
    In natura la gran parte dei cicli energetici e produttivi sono collegati tra loro, seppure a volte indirettamente. Pertanto il trasferimento “dai più ricchi ai più poveri” è intrinseco nella maggior parte delle dinamiche e dei processi naturali (salvo alcune eccezioni).
Armando Gariboldi Naturalista Surfer
Dobbiamo cavalcare l’onda dei cambiamenti in modo creativo.

Che cosa possiamo fare per noi stessi?

Tutte queste leve che abbiamo sinteticamente ricordato le possono applicare, come già accennato, sia gli stati, alle nazioni ma anche alle singole aziende o addirittura ai singoli individui.
Durante le crisi si fa fatica ad essere ottimisti, ma è proprio di questi tempi e in queste situazioni che nascono e spuntano nuove necessità, nuove tecnologie, cambiano gli scenari e quindi si creano nuove opportunità. Dobbiamo imparare a fare surfing, a cavalcare l’onda di questi cambiamenti in modo creativo. Investire innanzitutto su se stessi, imparare a vedere le cose da nuovi punti di vista, acquisire nuova conoscenza ma anche nuova coscienza.
Ma per far questo bisogna muoversi. Evitare di fare lo struzzo, riconoscere la realtà ed il cambiamento che essa ci propone. Senza paura, lasciandoci andare, fidandoci dell’immensa saggezza della Vita alla quale anche noi, se lo vogliamo, siamo collegati e dalla quale ci possiamo far guidare.

Armando Gariboldi Naturalista struzzo
Investire su se stessi, non fare gli struzzi e imparare a vedere le cose da nuovi punti di vista.

Armando Gariboldi

 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.