In natura non esistono le crisi come le intendiamo noi, cioè situazioni di collasso incontrollato, che cambieranno il nostro modo di vivere.
“Io non perdo mai: o vinco o imparo”
(Nelson Mandela)
Grazie (si fa per dire) al Coronavirus, stiamo vivendo l’ennesima crisi sociale ed economica. Dopo quella economico-finanziaria del 2008 (dalla quale in realtà l’Italia non si è mai completamente ripresa), quella del 2001-02 e tutte le altre che nei cicli economici recenti si alternano ogni 7-15 anni, ecci alle prese con quest’ultima, dove agli aspetti più prettamente materiali si sommano quelli psicologici e di relazione delle persone.
Il termine “crisi” da diverso tempo ci fa paura, perché ci richiama un’immagine di perdita di certezze, di povertà, di cambiamenti forzati verso direzioni di cui non vediamo l’orizzonte e dove non vorremmo andare.

Ma le crisi sono davvero sempre negative e foriere di cupi futuri senza sbocco?
E la Natura come reagisce di fronte a situazioni di questo tipo?
Innanzitutto cominciamo col dire che la parola “crisi” deriva dal latino “crisis”, che a sua volta discende dal greco “κρίσις “ = «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», derivato da κρίνω «distinguere, giudicare, separare».
Quindi nel significato etimologico di tale termine non c’è nulla che richiami scenari paurosi o per forza angoscianti e dolorosi. Piuttosto è un richiamo al cambiamento per superare una situazione ormai inadeguata alle condizioni generali ed agli esseri viventi che ci vivono.
E’ un equilibrio che si è spezzato e che andrà ritrovato, con nuove condizioni.
Infatti possiamo dire che in natura in realtà non esistono le crisi come le intendiamo noi, ovvero paurose situazioni di collasso incontrollato e dai toni apocalittici, che cambieranno il nostro modo di vivere e dove tutto non sarà più come prima. In natura, dove nessuno giudica, la crisi è semplicemente la fine (a volte anche traumatica ed improvvisa) di un ciclo, oltre il quale ne inizierà un altro. Magari anche, molto diverso, dove gli ambienti e addirittura molte delle specie viventi muteranno e saranno diverse dalle precedenti, ma sempre in una logica di evoluzione, ovvero di cambiamenti dinamici verso ecosistemi ed organismi sempre più complessi, adattati e strutturati.
La Natura in tal senso non perde mai: impara da se stessa ed evolve verso nuovi equilibri che ne aumenteranno la varietà e le possibilità di sviluppare nuove forme di vita, di colonizzare in modo più completo e magari anche diverso da prima nuovi ambienti.
Le cinque grandi estinzioni di massa avvenute sul nostro Pianeta ci raccontano molto di ciò, di come anche di fronte ad eventi improvvisi e catastrofici (es. la probabile caduta di un meteorite) che hanno portato all’estinzione di oltre il 90% delle specie viventi la Vita sulla Terra si sia riorganizzata e abbia continuato e prosperato. Certo, in tempi, spazi e modi che vanno ben oltre quelli delle singole scale di riferimento individuali.
Pertanto secondo questo approccio naturalistico le cosiddette crisi fanno parte dei cicli che a loro volta fanno parte del “respiro della Natura”, ovvero dell’ordine naturale delle cose.
Vedremo, nell’articolo che puoi leggere a questo link, come la Natura e l’Economica utilizzano strategie analoghe per superare le situazioni di crisi (anche perché la seconda, come tutti i prodotti culturali umani, in realtà si ispira alla prima).
Armando Gariboldi