Quando si susseguono situazioni anomale di emergenza che mettono a dura prova la forza interiore di molti, emerge l’importanza di mantenersi centrati nel proprio IO superiore.
Tutti sappiamo quanto sia fondamentale rimanere lucidi, decisi e coraggiosi quando ci si trova in condizioni di forte stress, a maggior ragione se ciò si manifesta in contesti collettivi, dove il panico e l’isteria di massa trovano un terreno assai fertile per diffondersi. Eppure spesso basta un singolo Io, che si erge luminoso come la luce del faro nella tempesta, per impedire il disastro.
Voglio allora raccontarvi brevemente due belle storie che testimoniano questo fatto, in occasione appunto della recente pandemia virale.
Il primo è un raro (rarissimo?) esempio di personaggio politico che ha dimostrato appunto coscienza e coraggio, mettendo al primo posto l’interesse del proprio popolo. Si tratta del primo ministro portoghese Antonio Costa. Come forse sapete sino a pochi anni fa, il Portogallo non aveva neppure i soldi per fare il pieno di benzina alle sue ambulanze. A inizio pandemia, nonostante una buona ripresa, continuava a non avere i letti di terapia intensiva della Germania o il Pil pro capite della Francia o la leggendaria efficienza scandinava. Eppure, oggi, il piccolo, povero Portogallo è tra i primi della classe in Europa alla prova del Coronavirus, con pochi contagiati e pochissimi morti.
Il risultato è ottimo dal punto di vista sanitario e con lode dal punto di vista politico. I punti deboli esistono, ma la stella portoghese brilla soprattutto nel confronto con gli altri partner europei ed in particolare con la confinante Spagna, che invece è stata duramente colpita dal virus.
In realtà il governo socialdemocratico di Costa e dei suoi predecessori avevano già cominciato ad operare con lungimiranza sociale già da qualche anno, in particolare facendo uscire la Sanità portoghese dall’abisso in cui era caduta dopo la crisi finanziaria e l’intervento della Troika europea (che dovrebbe aiutare e invece in genere “spolpa” chi è in difficoltà). Infatti dal 2015 la spesa sanitaria portoghese è aumentata del 18%, e ha visto l’assunzione di 3.700 nuovi medici e 6.600 infermieri.
Ma è appunto in occasione di questa epidemia che è spiccata la forza dell’Io del primo ministro Costa, sconosciuto ai più fuori dal suo Paese, che in solitudine ha deciso la chiusura tempestiva e totale del Portogallo tra i primi in Europa e contro il parere espresso da molti suoi ministri. Bravissimo lui ma anche il suo «oppositore» politico Rui Rio, capo della coalizione avversaria di centro-destra.
È infatti da altri tempi di degasperiana memoria il suo discorso al dibattito parlamentare sullo stato di emergenza: «La minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà, senso di responsabilità – ha dichiarato Rui Rio -. Per me, in questo momento, il governo non è l’espressione di un partito avversario, ma la guida dell’intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare. Non parliamo più di opposizione, ma di collaborazione. Signor primo ministro Antonio Costa conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna perché la sua fortuna è la nostra fortuna». Chi non invidia una classe politica così? Ce li vedete i nostri parlare in questo modo?
Tra l’altro il governo portoghese è stato l’unico, a livello europeo, che si è preoccupato anche dei migranti clandestini, varando una «sanatoria Covid-19» per gli stranieri. Una scelta umanitaria che permette ai migranti che però si sono dichiarati, di accedere al sistema sanitario e alle cure, ma anche un provvedimento intelligente e determinante per bloccare il virus tra le fasce deboli e scoprire eventuali focolai.

L’altra bella storia è invece italiana e ci racconta di quanto successo a Milano, quindi in piena area critica per l’epidemia Covid19, nella Rsa per anziani “ Domus Patrizia” .

84 ospiti tra gli 85 e i 95 anni, più quasi un centinaio tra staff e fornitori e nessun contagiato. Un caso unico a livello regionale e forse italiano.
Anche in questo caso il merito principale è stato di una singola persona, la direttrice della struttura Manuela Massarotti che, appena “nasata l’aria” dopo aver letto del “paziente 1” di Codogno, già dal 21 febbraio ha blindato completamente la struttura, isolandola dal mondo sette giorni su sette, come se fosse una nave in quarantena all’ancora nella baia. E resistendo non solo alle pressione dei parenti che giudicavano eccessiva questa soluzione, ma anche rigettando le quasi 20 telefonate al giorno che nelle prime settimane dell’epidemia le arrivavano dagli ospedali affinchè accettasse pazienti dal quelle strutture. Con conseguenze oggi facilmente immaginabili. «Decido contro la volontà di tutti. Convinco pure il mio direttore sanitario inizialmente scettico. Intuito, nel senso che anch’io non avrei immaginato come avrebbe potuto galoppare la situazione. Da trent’anni sono responsabile di questa Rsa, la priorità è stata tutelare le loro vite. In questi casi i minuti fanno la differenza», racconta.
Oggi i parenti degli ospiti che la criticavano le telefonano pieni di gratitudine.
Armando Gariboldi
*Articolo in corso di pubblicazione sul numero 63 della rivista periodica ALBIOS, primavera 2020 – www. arcadellavita.it