Naturalisti e ricercatori dovrebbero imparare a divulgare correttamente e in modo piacevole gli argomenti che meglio conoscono, per aumentare la conoscenza della natura anche presso il grande pubblico
I moderni mezzi informatici e la connessione perenne ad internet attraverso i nostri multifunzionali telefoni cellulari, sembra stiano facendo passare in secondo piano l’uso dei libri. Eppure è ormai appurato che chi ama il cartaceo, pur usando computer ed internet, difficilmente rinuncerà al fascino ma anche alla comodità delle pagine stampate.
Naturalmente la nostra abitudine alla comunicazione informatico-visiva, finisce inevitabilmente a condizionare anche il lettore di libri, che quindi va coinvolto tenendo conto anche di tali aspetti tipici dei nostri tempi. Sia come scrittura e linguaggio sia, dove possibile, come veste grafica.
Di tutto ciò deve quindi tener conto chi volesse avventurarsi nella difficile ma stimolante arte della scrittura e della divulgazione scientifica (queste considerazioni infatti valgono, almeno in parte, anche per chi deve scrivere testi televisivi e radiofonici o partecipare a dibattiti e conferenze).
Eccovi allora (dopo almeno una ventina di libri pubblicati, da solo o con altri autori) alcune sintetiche “pillole” che spero utili per aspiranti divulgatori naturalistici e scientifici, rimandando ad alcuni testi di riferimento (vedi bibliografia) per eventuali approfondimenti.

Tanto per cominciare (dovrebbe essere ovvio ma purtroppo a quanto pare a volte non lo è) dovete avere qualcosa di interessante da dire. Che non significa aspettare di avere almeno 50 anni e una “vita vissuta” alle spalle (anche se questo ha comunque un suo peso) per cominciare a scrivere, ma vuol dire proporre esperienze inedite (che potete fare a qualunque età) o nuovi punti di vista di argomenti magari già raccontati. Se poi volete occuparvi di saggistica e non di narrativa è proprio un nuovo modo di affrontare o assemblare un argomento che può fare la differenza.
Per esempio ancora nessuno ha scritto una guida alle escursioni naturalistiche in notturna (anche se Marco Mastrorilli ci è andato vicino) o alla natura profonda del Fuoco (vi dò giusto due idee che avevo ma che temo non avrò mai il tempo di scrivere).
Io poi, anche per scegliere l’argomento, ho usato un sistema infallibile: ho scritto libri che mi sarebbe piaciuto leggere ma che nessuno aveva ancora scritto (ovviamente dovete essere in grado di farlo).
Naturalmente per la scelta dell’argomento dovete essere realisti e tenere comunque un minimo conto del mercato. Se siete infatti, per esempio, un grande appassionato di Plecotteri e, dopo aver trovato un editore che vi pubblica (complimenti!) scrivete la migliore monografia mondiale su questo taxa, è molto probabile che NON venderete decine di migliaia di copie del vostro amato libro!
Cercate dunque di capire qual è il tipo di lettore a cui vi rivolgete e dove potrà essere venduto e promosso il vostro libro (in libreria e su internet, ma anche, per esempio nel caso delle guide, nei rifugi alpini, negli agriturismi, presso le associazioni di appassionati, le proloco, ecc.).

Dal punto di vista della scrittura si comincia poi sempre, nella pratica, da due punti: una bozza di titolo e sottotitolo (utile per sintetizzare in poche parole l’essenza del lavoro che intendete proporre al pubblico) e la stesura di un indice. Su quest’ultimo vale la pena lavorarci un po’ e con diverse “passate”, magari distanziate da alcuni giorni tra loro, cercando di dettagliare non solo i principali capitoli, ma anche i possibili sottocapitoli ed eventuali box (se il vostro lavoro li prevede).
Fine I parte (to be continued…)