-La lingua degli dei-

La stragrande maggioranza delle persone mediamente sane od anche solo un poco libere interiormente, ovvero non affette da particolari patologie psicofisiche o dall’imbruttimento dovuto alla schiavitù della materia o da altre dipendenze, davanti allo spettacolo di un tramonto, del mare, di un cielo stellato, di montagne innevate, di un’aurora boreale o di una qualsiasi altra manifestazione della natura non rimane indifferente, ma manifesta stupore, ammirazione e piacere. Ovvero coglie, magari in modo inconsapevole, l’armonia e la bellezza di ciò che sta vedendo. E l’apprezza.

Anche di fronte alle manifestazioni più terribili dei fenomeni naturali, come una mareggiata, un fulmine, un’eruzione vulcanica, una valanga, un tornado o un incendio riusciamo a coglierne l’intrinseca bellezza, in quei casi ammantata di pericolosa potenza.

Una bellezza che riusciamo a riconoscere anche nei processi naturali più semplici o apparentemente banali, come in un tranquillo paesaggio bucolico, nella disposizione dei sassi in una spiaggia o nelle diverse altezze di fiori e steli d’erba quando siamo sdraiati in un prato.

Probabilmente in questa nostra reazione vi sono delle componenti genetico-adattative, conseguenza delle centinaia di migliaia di anni in cui la nostra specie ha vissuto all’aperto, a contatto diretto con questi fenomeni, che pochi secoli di “civiltà” non sono riusciti a cancellare del tutto. Come nel caso della sensazione quasi ipnotica che proviamo quando ci troviamo davanti ad un fuoco o nell’attrazione profonda verso l’acqua, in tutte le sue manifestazioni.

Tuttavia credo vi sia dell’altro. Ovvero nella bellezza della natura riconosciamo, più o meno istintivamente, ovvero la firma o la voce del Creatore: “nella natura parla la lingua degli dei”, scriveva Goethe. In essa non vi è mai nulla di disarmonico, anzi è palese una sorta di disegno superiore che tra l’altro si manifesta in modo artistico e creativo. “Esiste un’artisticità intrinseca al tessuto connettivo di cui è fatto il cosmo”, dice il ricercatore Fausto Carotenuto. Anzi, sovente quando siamo in giro per le campagne se vi è qualche elemento disarmonico o di disturbo è quasi sempre qualcosa fatto dall’Uomo.

La Natura è talmente divina e piena di idee e di coscienza (divina, appunto) che non può che essere sempre bellissima ed armoniosa. Ed originale: la Natura ci sorprende. Ed aggraziata: una grazia che, per quanto magari “fredda” e letale, scorgiamo anche nei momenti più estremi e terribili delle dinamiche naturali, come ad esempio in una Mantide religiosa femmina che uccide il maschio dopo l’accoppiamento, o nello scatto di un Cobra che sta per colpire la preda.

Una bellezza, una varietà ed una ricchezza che troviamo anche in quei fenomeni naturali ritenuti non viventi, come le forme delle onde del mare o delle nuvole, oppure come il luccichìo del sole sulle foglie bagnati dopo la pioggia, le stalattiti di ghiaccio o le venature di un minerale.

LA MANO DEL CREATORE

Tutta questa ricchezza e bellezza ci parla poi di un profondo mistero: quello dell’Intelligenza, della Coscienza Unificata che c’è dietro alla Creazione. Ovvero l’essere anche noi parte di un Tutto e connessi con esso; un Disegno e una Creazione che però non può essere così per caso, dal momento che tale bellezza la possiamo riconoscere anche nei nessi e nel funzionamento del mondo naturale. Come non rimanere incantati dalla perfezione della fisiologia del corpo umano o dei delicati ma perfetti meccanismi che regolano la fotosintesi clorofilliana, il ciclo del carbonio nell’atmosfera o lo sviluppo di una barriera corallina?

Una bellezza ed una perfezione che nessun artista umano è mai stato in grado di uguagliare e soprattutto di inventare ex-novo. Anche le opere d’arte umane più grandi sono sempre un tentativo, parziale per quanto elevato, di imitare la natura ed il suo Creatore. Una sonata di Mozart si avvicina ma non potrà mai uguagliare il canto degli uccelli in una mattina di primavera, così come un quadro del grande Turner, bellissimo, non riuscirà a raggiungere i colori e la luce di un tramonto sul mare.

Ma allora qual è il significato di tutta questa bellezza della natura che la nostra specie è in grado di cogliere? Perché il dio creatore che è presente dentro di noi, destinato con l’evoluzione a crescere e a manifestarsi in modo sempre più consapevole, riconosce in questa bellezza il proprio futuro evolutivo!

Perché noi, che siamo già in grado di creare cose nuove (unica fra tutte le specie animali del Pianeta), riconosciamo nella bellezza che ci circonda le modalità e lo scenario finale della nostra evoluzione. Sebbene oggi ciò a molti non appaia, questo è il nostro destino e tale sentimento dovrebbe accompagnarci tutti, soprattutto quando creiamo qualcosa di nostro (anche solo un pensiero o una battuta). Un sentimento che ovviamente dovrebbe accompagnare in modo particolare e ben nitido quegli umani che intendono fare gli artisti.

LE RESPONSABILITA’ DEGLI ARTISTI

Tra l’altro è proprio da questo sentimento latente che c’è in tutti noi (segno della nostra divinità interiore) che nasce il fastidio di fronte a certe brutture, a certe note stonate nell’ambiente che ci circonda, da un sacco di rifiuti abbandonato nel bosco ai colori sbagliati di una casa. E gli umani che non colgono ciò e che magari provocano tali sfregi sono palesemente affetti da patologie non solo culturali ma anche animiche che andrebbero curate!

Ecco dunque che un altro significato nel saper riconoscere tutta questa bellezza della Natura è proprio il fatto che essa è a nostra disposizione. Non per essere imitata in modo pappagallesco, seppur con tecniche più o meno perfette (come i quadri di certi pittori iperrealisti che sembrano fotografie), bensì per imparare dalla natura il suo linguaggio e farlo diventare umano!

Ovvero per far risuonare non solo le componenti estetiche, ma anche quelle parti superiori dell’animo umano, peculiari solo della nostra specie.

Questo dovrebbe essere il lavoro del vero artista.

L’artista è una persona che, adoperando il linguaggio divino nascosto nella bellezza della natura, sa riconoscere ed adatta quel linguaggio, lo trasforma con il proprio talento e la propria sensibilità (divinità) interiore per essere a sua volta riconosciuto da altre coscienze umane, che attraverso quel linguaggio faranno crescere le parti più alte delle proprie anime. E un artista sarà tanto più grande quanto questo processo avverrà in modo consapevole, con il lavoro e la coscienza di sè e non solo sull’onda di un dono istintivo, di un carisma ricevuto dalla nascita, come appunto avvenuto in molti grandi artisti del passato.

Infine va ricordato che proprio da tali riflessioni un artista (ma in realtà tutti gli esseri umani, in quanto artisti di sé stessi) è chiamato ad una grande responsabilità, dal momento che distorcendo e degradando tale processo (e noi umani siamo in grado di farlo, avendo il libero arbitrio) possiamo stimolare e spingere verso il basso, verso processi involutivi, le nostre anime. Come purtroppo possiamo osservare in buona parte dell’arte moderna e nei fenomeni di distruzione della natura del nostro Pianeta, frutti avvelenati dello stesso processo di decadimento interiore di una parte dell’umanità che continua a non riconoscere il divino in sè stessa e nella Creazione.


 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.