– Il valore del distacco –

Sono assediato: il telefono cellulare che non puoi tenere spento anche solo la notte o lasciare in giro perché la gente protesta che non sei raggiungibile; almeno 2-3 tre call al giorno “per coordinarci e decidere”; controlla le e-mail ogni ora; rispondi a WhatsApp; ti ho mandato un vocale…. E BASTA!

Ogni scusa è buona per rubarti tempo e spazio. Per riempirti la distanza, che ha un suo preziosissimo ed oggi sottovalutato valore. In nome di un errato concetto di solitudine.

Quando quel furbetto di Mark Zuckerberg fondò Facebook venti anni fa (era solo il 2004, sembra un secolo!), uno dei primi slogan dell’azienda fu “Mai più soli”. Ma oggi quanta solitudine sta creando il sistema delle protesi virtuali di cui siamo diventati schiavi? Quanto le macchine, con la scusa di comunicare, ci fanno in realtà perdere il vero contatto umano con l’altro? E ci annebbiano la coscienza privandoci del valore delle esperienze reali, quelle che costano fatica e dolore ma che fanno davvero crescere l’essere umano e le sue relazioni?

Dobbiamo per forza essere connessi sempre e ovunque, altrimenti siamo degli sfigati, degli asociali. Ma connessi a cosa? E perché?

Va bene, sono aggeggi utili, ti consentono di sentire chi vuoi e in qualsiasi momento, di raccogliere informazioni senza fare più lunghe ricerche nelle biblioteche, di prenotare un viaggio o una cena stando sul divano…Ma piano piano ti ingabbiano, ti avvolgono in una densa melassa che ti priva di vero spazio vitale, di possibilità di pensare e riflettere con calma, ti prenderti il tempo che ti serve per esprimere un concetto, un pensiero profondo che sia davvero tuo e non un “pensiero pensato”, ovvero prodotto da altri da qualche parte nel mondo e che ti è arrivato dopo infiniti rimbalzi, svuotato da ogni forza vitale e da ogni vera originalità.

Rivendico dunque il valore del distacco. La necessità, quando serve (e a me serve sempre più spesso), di prendere le distanze dal mondo. Di non essere sempre e comunque raggiungibile.

O di esserlo solo da chi vuoi tu e nei modi che decidi tu.

Per riposizionarti all’interno di un vuoto che in realtà è pieno. In un silenzio dove parlano mille voci.

Dove ritrovi la tua vera Essenza che è poi quella Scintilla Divina che questa complicata ed artificiosa società occidentale del XXI secolo cerca di farti dimenticare.

E allora click, stacco tutto e me ne vado a camminare nel bosco. O magari scriverò (con la stilografica) una lettera alla donna che amo.

Abbiamo bisogno di ribelli e di salmoni: salmoni e ribelli spirituali, che sappiano andare controcorrente senza perdersi ed anzi per ritrovarsi, in pienezza e riscoprendo le vere connessioni, con gli altri esseri umani e con il Creato.

 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.