-In un epoca culturalmente sempre più necrofila è fondamentale riscoprire i valori profondi della Vita –
Un approccio poco diffuso tra i vari “addetti ai lavori” che si occupano di vita e di forze vitali è quello che cerca di riconscerne ed approfondirne la cause prime, ovvero quelle del piano spirituale. Forse perchè tanti scienziati si dichiarano atei o perchè tanti teologici, filosofi, sacerdoti, ecc. lasciano questo argomento al campo della biologica o della genetica. Fatto sta che questo argomento, affrontato con questo taglio, finisce spesso in una sorta di “terra di nessuno” e quindi dimenticato.
Ecco dunque che, avendo la libertà di scrivere su questo blog ciò che più mi aggrada e che penso valga la pena di leggere, mi permetto di proporvi alcune riflessioni in merito, magari scandalizzando chi mi vede impegnato a divulgare solo tematiche strettamente naturalistiche. Non intendo peraltro mettermi a fare il teologo o a rubare il mestiere al parroco ma, che ci crediate o no, il substrato spirituale che sta dietro (sarebbe meglio dire “sopra”) ogni manifestazione materiale è fondamentale anche per capire la materia stessa. Si tratta quindi di continuare a fare il ricercatore, quello vero, che crede a ciò che gli conferma la logica e l’esperienza (ovvero non solo la scienza ma soprattutto la sapienza), ma che rimane aperto ad ogni possibilità, anche a quella oggi ritenuta impossibile.
In tal senso, come già ebbi modo di scrivere, sono convinto che non esiste Natura senza Spirito.
Veniamo dunque a parlare di Vita, con la “V” maiuscola. Un tema importantissimo, tanto che tutti i veri grandi maestri sprituali di ogni cultura e religione lo hanno affrontato. Per rimanere alla nostra cultura occidentale cristiana , vediamo che lo stesso Gesù ne parla sovente, riferendola tra l’altro a sè stesso e legandola agli altri due elementi-cardine del cristianesimo: la Via e la Verità.
Dei tre aspetti legati agli insegnamenti del Cristo “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, quest’ultima può sembrare la piú facilmente comprensibile, dal momento che la sperimentiamo quotidianamente e noi stessi ne facciamo parte. Non è cosí. A parte il fatto che il Maestro non si riferiva certo, come vedremo, alla vita biologica, ma in ogni caso proprio il fatto di essere “immersi” in un fenomeno, in realtà non aiuta a comprenderlo nella sua interezza e soprattutto nei suoi significati ed aspetti piú profondi.
Tanto per cominciare, cos’è la vita? L’etimologia deriva dal latino arcaico vivita, con il significato di forza vitale. Derivato a sua volta dal sanscrito g’ivathas. I dizionari la definiscono come “stato di attività della sostanza organizzata” e poi come sinonimi mettono “forza, vigore, soffio vitale, anima”.
In biologia significa “stato di un organismo in grado di svolgere la sua attività” (ed in particolare quella riproduttiva); spazio di tempo tra la nascita e la morte; esistenza; biografia; condotta, atteggiamento; vivacità; in senso figurato, animazione, durata.

Ecco allora che da queste prime definizioni cominciamo ad evidenziare alcuni elementi comuni che sono rispettivamente il fluire, ovvero il movimento e l’organizzazione. E poi il concetto intrinseco di forza, intesa soprattutto come energia.
È interessante notare che gli antichi Greci, la cui lingua a detta di Rudolf Steiner era l’ultima che ancora esprimeva direttamente lo Spirito, avevano tre se non quattro parole per definire la Vita, ognuna attraverso un punto di vista specifico, evitando quindi l’uso di un unico vocabolo generico.
Possiamo dunque distinguere in Bios (βίος) la Vita biologica; in Psichè (ψυχή) il “Respiro vitale”, l’anima; in Zoe (ζωή) la Vita spirituale, e infine anche in Aion (αών) la Vita in senso temporale ma connesso all’Eone, ovvero intesa come una sorta di emanazione del Dio unico origine di tutte le cose (oggi potremmo dire dell’Infinito Uno).
Vediamo quindi qui raggruppati almeno due concetti principali: la vita intesa come espressione della materia, seppure per certi aspetti con ancora dei connotati “sottili”, e la vita come espressione della presenza e dell’azione dello Spirito, piú o meno connessa con la Divinità.
Altro elemento che ci può fornire spunti è l’evoluzione culturale di questi due filoni: il primo (soprattutto partendo dalla Psichè) è ripreso in particolare da Aristotele e teorizzato come causa della vita che si esprime nella “forma” dei corpi. Il concetto è poi ulteriormente riformulato e sviluppato da molti altri autori, tra cui Cartesio, come res cogitans quale elemento divino calato nell’uomo, contrapponendola al corpo quale res extensa,e quindi parte della materia cosmica in generale. Dal XIX secolo in poi, con la nascita della psicologia, il concetto perde i significati mitici, mistici e religiosi, per assumere soprattutto quello tecnico di “funzione” encefalica, connesso alle attività della mente.
Il secondo filone, quello di significato piú spirituale, si perde invece progressivamente nelle “competenze” di pertinenza delle varie dottrine ecclesiastiche e religiose, e nella confusione, generata soprattutto dopo il Concilio di Costantinopoli dell’869, tra anima e Spirito, ormai ritenuti quasi sinonimi, o il secondo “qualità” della prima.
Salvo poi ritornare negli ultimi decenni in versione sempre piú laica all’interno dei vari dibattiti sull’etica della vita (vedi per esempio le delicatissime discussioni sul fronte dei diritti dei malati terminali).

Da questo brevissimo escursus sul termine “Vita” possiamo estrarre un primo elemento che maggiormente ci può poi avvicinare agli insegnamenti del Risorto. La connessione tra la vita biologica, che ad un certo punto (e in tal senso il dibattito tra scienziati e religiosi è apertissimo) “appare”, si “innesca” nella materia attivando i vari processi di sviluppo embriogenetico, e la vita spirituale, che “scende” dal Cosmo, da oltre l’anello zodiacale (ovvero dall’anello di Zoe, come visto). Zoe che “attiva” Bios, per dirla come gli antichi Greci. In tutti i casi vita che scorre, si muove: Vita Fluente.
Molto vi sarebbe anche da dire sulla funzione della luce, non solo come attivatore ma anche come portatrice di vita, ma ci allontaneremmo troppo dal nostro tema centrale: che è il significato di Vita proposto dal Risorto. Ovvero della Vita che propone e porta la Vita.
Sí, perché il Risorto è egli stesso Vita e portatore di Vita. Vita Nuova, come ricordano i Vangeli. Una ridondanza solo apparente. Con l’evento del Golgota il Cristo nasce al mondo e, nel momento stesso in cui le ultime gocce del sangue di Gesú entrano nel terreno, si attiva un processo eterico che scende sino al centro del Pianeta e ne stravolgerà per sempre il destino, assieme a quello di tutti gli esseri che vivono in esso. Non a caso la Terra stessa avverte ciò e freme in un evento sismico che, come ricorda il Vangelo di Matteo, squarcia il velo del tempio. Nel centro della Terra, afferma la Scienza della Spirito, sono concentrate le forze del Male piú potenti, e da lí il Figlio, facendo da “testa di ponte” al Padre, agisce per consentire il prosieguo dell’evoluzione spirituale dell’Uomo e della Terra stessa. Cominciando proprio con una potente “iniezione” di Vita spirituale.
Subito dopo, con la Pasqua, la Nuova Vita torna in superficie e il Risorto appare. Nei Vangeli le parole in greco che indicano la risurrezione dai morti sono anastaseos nekron, con un significato assai piú forte di quello della lingua italiana. In greco è il rialzarsi di coloro che sono stesi, ovvero morti. Vale la pena soffermarci un attimo sulla differenza, enorme, tra risorto e risuscitato, solo in apparenza sinonimi.
Ri- (o -re)-suscitato, dal latino ri-suscitare, ovvero ri-destare, svegliare a nuova coscienza. Un essere che torna in vita riprendendo possesso del suo corpo: il caso di Lazzaro o del figlio della vedova.
Ri-sorto (dal latino resurgere,ovvero “levarsi su di nuovo”), che si eleva, si pone in piedi nella verticalità ovvero della pienezza di un nuovo Io, questa volta direttamente connesso al macrocosmo, ovvero al Logos, e non nel ripristino di un corpo e di un Io pre-esistente (ri-suscitato).
E il Risorto è talmente diverso dal Gesú deposto nella tomba, che la stessa Maria di Magdala, che sino a poche ore prima era vicino alla croce a contemplare tutta la drammaticità della Morte del Nazareno, non lo riconosce ma lo scambia per un giardiniere. E ciò che probabilmente rende diverso alla percezione dei sensi la nuova Figura che si staglia all’alba tra le rocce e gli ulivi vicino al sepolcro scoperchiato, è proprio il nuovo tipo di Vita che pervade e sostiene anche un nuovo corpo, il Corpo Incorruttibile, ovvero quello che la Chiesa chiama Corpo Glorioso e Steiner il Fantoma. Un corpo che può mutare luminosità e densità, ovvero la frequenza vibratoria delle proprie cellule, tanto da poter passare attraverso i muri, ma anche da poter essere toccato da Tommaso.
Ma c’è un’altra importante qualità di questa nuova vita portata dal Risorto: essa non decade, non ha scadenza. Ovvero è eterna. O meglio è Vita Risorta e, come scrive Emil Bock, Resurrezione è “piú” di Immortalità e quindi di Eternità. Poiché è una forma di vita che si è confrontata con la Morte e l’ha vinta, andando oltre.
Per certi versi l’azione del Risorto non solo ha salvato il mondo e l’Umanità da un decadimento che sembrava irrimediabile, ma è come se avesse creato un vero e proprio nuovo sistema evolutivo, sempre con al centro il “Progetto Uomo”, ma con un Nuovo Corpo, una Nuova Terra ed anche una Nuova Vita.