-La nostra vita dipende dal mondo vegetale-
In un periodo storico in cui si parla di carne sintetica o di farina di grillo è bene ricordare che la gran parte della nostra sopravvivenza, e non solo alimentare, dipende dal mondo vegetale.
Le piante rendono possibile non solo la vita sulla Terra come la conosciamo oggi, ma hanno permesso all’umanità di svilupparsi e prosperare. Oltre a nutrire gli esseri umani ed il loro bestiame, a fornire medicinali vitali, carburante e materiali per l’abbigliamento e le infrastrutture, la diversità delle piante può fornire soluzioni ai problemi globali attuali e futuri, come la fame, le malattie e i cambiamenti climatici.
Un team internazionale di ricercatori del World Conservation Monitoring Centre del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e dei Royal Botanic Gardens, Kew, in collaborazione con l’Università di Torino, ha quantificato per la prima volta la distribuzione globale delle piante utilizzate dall’uomo. Utilizzando oltre 11 milioni di osservazioni di specie vegetali registrate da botanici di tutto il mondo e algoritmi di apprendimento automatico, gli scienziati hanno analizzato la distribuzione di 35.687 specie di piante con usi documentati da parte dell’uomo, che coprono 10 categorie, tra cui cibo umano e foraggio per animali, materiali, combustibili e medicinali.
La ricerca ha identificato l’America centrale, le Ande tropicali, il Golfo di Guinea, l’Africa meridionale, l’Himalaya, il Sud-Est asiatico e la Nuova Guinea come centri eccezionali, i cosiddetti “hot-spot”, di specie vegetali rare e con alta diversità di piante utilizzate dall’uomo. Ed è emerso che queste aree che dovrebbero essere prioritarie per la conservazione sono invece, ad oggi, in gran parte non protette.

Molte di queste zone sono all’interno di territori indigeni, ovvero quelli ancora abitati da popolazioni umane autoctone, dell’America centrale, del Corno d’Africa, dell’Asia meridionale e sudorientale che appunto costituiscono le aree più ricche di questo preziosissimo patrimonio botanico. Tali aree non solo spesso non sono tutelate, ma anzi in molti casi sono anche minacciate da varie forme di sfruttamento antropico, dalla deforestazione agli scavi minerari, agli allevamenti.
La pianificazione della conservazione della natura prossima ventura, dovrà dunque considerare meglio la diversità vegetale e il suo contributo alle popolazioni nella scelta e gestione delle aree protette, soprattutto nell’ambito dell’ambizioso obiettivo 3 del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework della COP 15 che vuole arrivare a tutelare almeno il 30 % della terra, delle acque interne e degli oceani del mondo entro il 2030.
“Il risultato di questo lavoro collaborativo – dichiara Tiziana Ulian, docente del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e senior research leader del Royal Botanic Gardens, Kew – è un passo importante per comprendere meglio l’enorme diversità delle piante utilizzate dall’uomo, la loro importanza culturale e la distribuzione in tutto il mondo. Proteggendo le aree con un’elevata diversità delle piante possiamo non solo contribuire ad affrontare la crisi globale che affligge la biodiversità, ma anche aiutare a sostenere la transizione verso un futuro sostenibile per l’umanità sul pianeta. Questa alta diversità vegetale può aiutarci a sviluppare Nature-based solutions (NBS) per affrontare sfide globali, come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare. la salute umana e la gestione del rischio di calamità ambientali”.
Speriamo bene!