– Come comunicare con i mondi spirituali –
Dio ci parla? E, soprattutto, noi siamo capaci di ascoltarlo?
E’ quello che ogni essere umano che sia attento alla sua vita, che cerchi di coltivarla non solo nella materia ma anche attraverso una dimensione metafisica (spirituale) prima o poi si chiede.
Quando preghiamo, quando meditiamo, quando ci poniamo in contemplazione davanti a qualcosa (preghiera, meditazione, contemplazione sono fasi diverse della pratica spirituale) spesso, soprattutto all’inizio, possiamo avere la sensazione di essere soli. La preghiera, per esempio, può apparirci come un monologo, dove noi chiediamo, esprimiamo il nostro sentire (per lo più i nostri problemi) , ci facciamo tanti bei “films”, ma senza avere un vero feed-back, senza percepire riscontri esterni a noi. C’è Qualcuno dall’altra parte che ci ascolta e che, magari, si degni di risponderci?
Il Creatore, se esiste, è dentro la nostra storia personale e di specie (l’umanità) o dopo averci creati ci ha lasciati al nostro (spesso beffardo) destino, come bottiglie lanciate nell’oceano?
Grandi domande su cui da sempre discutono teologi e filosofi. Quello che qui a noi interessa è piuttosto il metodo per fare un’esperienza concreta, partendo ovviamente dal postulato che Dio esiste e che è interessato (per vari motivi sui quali si potrebbe scrivere un’enciclopedia) a comunicare con le sue cerature.
Ovvero più che credere solo con la fede e magari con l’aiuto dei dogmi (utili in passato per accompagnare nel cammino spirituale un’umanità “bambina”, ma che oggi stanno sempre più stretti a coloro che vogliono fare un cammino consapevole) ci interessa “provare” Dio, viverlo sulla nostra pelle, nella nostra vita, stabilire una relazione con Lui. Ovvero farne l’esperienza.

Ovviamente la fede , per seguire un qualsiasi cammino spirituale, è fondamentale, ma più che essere “la certezza delle cose sperate”, come scrive S.Paolo, dovrebbe essere il “desiderio impegnato” (ovvero serve un atto di volontà, uno sforzo reale) di incontrare concretamente il Creatore e porsi in risonanza con Lui, per fare la Sua volontà che, scopriremo, è anche la nostra (ed è logico, essendo parti di Lui).
Ovvero essere felici, vivere nella gioia già in questa dimensione, senza aspettare di andare dall’altra parte.
Come disse la Madonna alla piccola Angela Volpini, nelle apparizioni avvenute negli anni ’40-’50 al Bocco (Casanova Staffora-Pv) “Sono venuta ad insegnarvi la via per la felicità sulla terra”.
Impossibile? Fantasie? Credo di no.
E allora torniamo al tema principale di questo scritto: come percepire il mondo spirituale, come dialogare con esso?
Per fare ciò e con questo tipo di approccio “pratico”, esistono ovviamente numerosissime pratiche, discipline e scuole spirituali: una molto interessante, nell’ambito della tradizione occidentale cristiana, è per esempio quella dell’Esicasmo trascendentale. Ve ne sono poi anche molte altre e ognuno potrà scegliere quella più consona alla sua personalità (e visto che siamo nati in Italia io suggerisco sempre quelle legate all’Occidente: il nostro Io geografico non esiste per caso!).
Stiamo comunque parlando sempre di metodi e non di religioni, è il caso di ribadirlo.

In tutti i casi dobbiamo essere consapevoli che tale comunicazione avviene tra soggetti che sono su dimensioni spazio-temporali differenti, pur essendo tali dimensioni “fuse” tra loro, una dentro l’altra. Dunque le modalità di espressione di tale comunicazione avvengono in modo diverso tra soggetti “emittenti” e “riceventi”. Tranne i casi (molto più comuni di quel che si pensi) in cui il soggetto “superiore” o semplicemente quello che vive in dimensioni più “sottili” riesce ad esprimersi nelle dimensioni più dense, più materiali, dove appunto stiamo vivendo noi in questa fase della nostra esistenza. Oppure nei casi, più rari ma credo in costante aumento (nonostante le apparenze), in cui il soggetto più “denso”, ovvero l’uomo, riesce ad elevarsi ai piani più sottili, seppur per periodi più o meno brevi.
Vi sono poi esseri umani che io definisco “anfibi”, ovvero in grado di porsi in maniera più o meno stabile a cavallo dei due mondi, tra Terra e Cielo, come scriveva Shakesperare. Santi, mistici, guide spirituali (non tutti) rientrano tra queste categorie.
E allora la prima cosa da fare è porsi in ascolto. Un ascolto attivo, ovvero aperto, rilassato ma anche attento e concentrato, rivolto sia all’esterno ma anche (e forse soprattutto) al nostro interno. Un ascolto che innanzitutto ci porti a riconoscere e ad ascoltare la nostra voce interiore, che tutti abbiamo. Che sia solo un segno della nostra coscienza profonda o qualcosa di più, che giunge da altre entità spirituali, quella è comunque la prima dimensione.
Un ascolto non mentale (zittire la mente è la prima fase, quella inizialmente più faticosa), ma consapevole e fatto con il Cuore. Ovvero percepire con l’Anima.
Ecco dunque che porre attenzione al sorgere dei sentimenti e delle emozioni che emergono in questa fase è il secondo livello di ascolto. Non solo il tipo di sentimento (solitudine? nostalgia? pace? attesa? gioia?) ma anche la sua qualità, il suo “colore”, che è quello che maggiormente caratterizzerà la nostra esperienza personale, la nostra peculiarità in tale processo.
In questo processo diverremo dunque piano piano dei veri “entronauti”, esperti di ascolto e di viaggi interiori.
Fine prima parte (to be continued…)