– Sono pochi i pensieri davvero originali –
Quanti di voi riescono ad ascoltare o leggere pensieri e riflessioni davvero nuove, originali, che non siano in qualche modo una rielaborazione, spesso neppure tanto intelligente o colta, di pensieri preesistenti, già in circolazione a vari livelli?
E quanti dei nostri stessi pensieri nascono davvero dal nostro essere, in un processo creativo unico e originale, e non sono invece semplicemente una risposta a stimoli esterni, o un condizionamento, magari seminconscio, di qualcosa che abbiamo già sentito o letto?
E lo stesso di conseguenza per le nostre azioni, quante di ciò che facciamo durante la giornata è davvero una nostra libera scelta e non piuttosto una reazione o un adattamento alle circostanze?
Anni fa, mentre strimpellavo con la mia chitarra, mi venne di getto una bella musichetta, che non avevo mai sentito ma che mi piacque immediatamente. Ci lavorai un po’ su e ne venne fuori una discreta canzoncina, molto orecchiabile. “Bella-mi disse una amico– peccato che l’abbiano già scritta i Beatles 20 anni fa”! Ed io, giuro, non l’avevo mai sentita!
Questo per dire che siamo immersi in un flusso continuo, non necessariamente coscio, di stimoli, informazioni, parole, concetti, ma anche di energie ed emozioni che spesso ti si appiccicano addosso senza che tu nemmeno te ne accorga. Purtroppo una parte significativa di questo flusso è qualcosa di già visto, provato o sentito, che viene riproposto in modo “premasticato”, magari confezionato in maniera diversa, ma senza una vera anima, senza una vera originalità e quindi senza una vera coscienza che porti la novità di quanto prodotto dall’individuo. Pappagallesche imitazioni contraffatte, spacciate per pensieri nuovi, che non solo sono per lo più poveri, ma sono spesso devitalizzati, quando non morti. Crediamo di pensare con la nostra testa (o meglio con il nostro Io) ed invece ripetiamo pensieri pensati da altri, semplicemente cambiandone il linguaggio ed il contesto rappresentativo.
Non esercitiamo quindi la nostra vera creatività, che è unica e irripetibile, ma ci limitiamo ad alimentarci a flussi esterni a noi. Non coltiviamo, tanto più in modo consapevole, le tre grandi qualità dell’anima, che si abbeverano direttamente dal mondo spirituale: l’immaginazione (per diversa dalle semplice fantasia), l’intuizione e l’ispirazione.
Con conseguenze su tutto ciò che è la creatività umana: invenzioni, arte, scrittura, filosofia. E anche azioni quotidiane, che sono sempre più ingabbiate dalla routine e dalle necessità, oltre che dall’angoscia e da scarsa vitalità.
Oggi l’umanità pensa in modo sbagliato, anche quando si riferisce alla scienza, che ci sembra così ricca di novità.

Come uscire da questo circolo vizioso che ci avvita verso il basso privandoci anche, a poco a poco, della libertà individuale?
Rudolf Steiner suggeriva il semplice ma efficace esercizio quotidiano dell’ “azione inutile”. Ovvero fare qualcosa semplicemente perché lo decidiamo noi, non perché serva necessariamente a qualcosa o come risposta a qualche stimolo/richiesta. Posso decidere di pulire le foglie di una mia pianta, di spostare l’ordine delle camice nell’armadio o di pulire i tappetini della macchina anche se sono già in ordine. Semplicemente perché mi va di farlo e mi va di farlo proprio in quel momento.
E poi ricordarsi che il pensiero dovrebbe muoversi lungo le vie della croce, ovvero non solo in orizzontale, sul piano fisico-materiale, ma anche lungo l’asse verticale, tra Terra e Cielo. Quindi cercare di pensare non solo in modo utilitaristico o emozionale, ma anche secondo la logica spirituale. Ipotizzando (ma io sono convinto che è verità) che le manifestazioni sul piano fisico siano solo l’espressione finale o meglio percepita dai nostri sensi più grossolani di una scintilla, un input che arriva da lontano. Non a caso il Maestro Gesù consigliava innanzitutto la “metanoia”. Ovvero il cambiare modo di pensare, che appunto considerasse anche la dimensione spirituale dell’esistenza. Allora sorgeranno più facilmente pensieri nuovi, ma anche nuovi sentimenti, attraverso le nostre facoltà più sottili e pregiate, con le quali potremo ritornare ad essere davvero innovativi e vitali. E soprattutto veri, liberi da quell’ ipocrito teatrino che sovente accompagna i pensieri morti di questa epoca.