Perché ci piace così tanto (di solito) la vicinanza o il contatto con l’acqua? Cosa ci unisce ad essa e attraverso di essa?

Il primo tuffo in mare (ma anche nel fiume o in un lago o più banalmente in piscina) dopo la lunga stagione invernale è un po’ come il primo sorso di birra: ha un sapore tutto particolare, che cerchi di gustare il più a lungo possibile.

In quel primo tuffo l’acqua è quasi sempre troppo fredda e il corpo, non più abituato all’abbraccio liquido in natura, reagisce come ad una scossa, prima con disagio e poi quasi con violenza, come se volesse scrollarsi di dosso quel contatto scomodo. Ci si lancia allora in furiose bracciate ma…dopo pochi secondi avviene quasi sempre qualcosa di straordinario:  l’acqua interna del corpo riconosce l’acqua esterna, le due acque è come se si parlassero, si scambiassero informazioni e non si avverte più il freddo, la fatica, il nuovo  modo di respirare. Tutto si placa, i sensi è come se si resettassero e subentra una leggera euforia; e non è solo un fatto di superamento dello shock termico iniziale: è  il nostro sesto senso, quello che percepisce la vita in tutte le sue forme, che viene attivato al massimo e benchè  con il nostro tuffo sia avvenuto  l’ingresso in un mondo liquido dove tutto è diverso da quello terricolo che abitualmente frequentiamo, è quasi come se fosse una sorta di “ritorno a casa”.

Acqua siete ed acqua ritornerete”, così aggiornerei le famose parole della Bibbia che invece parlano di polvere.

Infatti il nostro corpo, ma anche la nostra mente e soprattutto la nostra anima anelano l’acqua, la cercano, la desiderano. Hanno bisogno della sua vista, del suo contatto, del suo suono. Hanno l’urgenza di berla, di assaporarla, di muoversi e quasi di perdersi in essa.

Gli umani in genere adorano l’acqua (anche quelli che non sanno nuotare).

Come mai? Qual’è il motivo di questo richiamo sicuramente ancestrale con l’acqua, ed in particolare con il suo stato liquido? E’ solo una questione di sopravvivenza biologica, poiché senz’acqua non si campa? E’ solo la paura della sete e di una morte atroce? O c’è dell’altro e di piu’? Soprattutto, sapendo che l’uomo è sostanzialmente fatto d’acqua, così come le piante e gli animali, è possibile ipotizzare una sorta di legame che unisce in modo profondo tutti gli esseri viventi, dimostrando così quel famoso “Tutto è Uno” che molti settori della scienza (in particolare la Fisica quantistica), ma anche della religione e della ricerca spirituale cercano ?

Una sorta di grande e profondo fil rouge, anzi di fil bleu, un filo blu in cui è l’acqua, con le sue straordinarie proprietà, a costituire la base del collegamento biologico e funzionale tra tutti i viventi della Terra e tra tutti gli uomini in particolare.Nessun uomo è un’isola”, scriveva il monaco Thomas Merton riprendendo il poeta John Donne, ma forse un essere umano può essere inteso come qualcosa di analogo ad una goccia d’acqua immersa in un oceano, dove mantiene la propria individualità pur essendo in intima connessione e contatto con altri miliardi di gocce come lui. E dove tale contatto ed anche la reciproca comunicazione tra le gocce avviene proprio principalmente attraverso la materia della quale sono fatte, ovvero tramite l’acqua.

Infatti, se ci pensate bene, mentre due oggetti posti a contatto mantengono comunque, bene o male, la loro individualità (es. due tavoli, due mele, due alberi…), due gocce d’acqua poste a contatto si fondono immediatamente, formando una goccia più grande! Una proprietà che sul nostro pianeta ha solo il mercurio.

Se potessimo avere una supervista tipo superman in grado di vedere i processi che ci circondano anche a livello microscopico, noteremmo allora che quando due esseri umani si toccano, ma anche solo si parlano da vicino (e non parliamo di quando si baciano) essi si scambiano migliaia di molecole d’acqua (oltre che batteri e  microrganismi vari), che aleggiano attorno al nostro corpo come una sorta di nube evanescente quasi invisibile.

Infatti l’uomo, come troppo spesso dimentichiamo, non solo è fatto di acqua (per il 72% come peso, ma per quasi il 99% come numero di cellule), ma è inserito nel famoso ciclo dell’acqua, o meglio ne ha uno proprio, che assorbe ed emette in continuazione per circa 2 lt al dì, più o meno arricchita di altre sostanze, durante tutte le fasi della  sua vita e della sua giornata. Ricordando poi che l’acqua che immettiamo nel corpo è molto diversa da quella che poi emettiamo.

A proposito mi viene in mente l’immagine buffa del pagliaccio del circo, che ha un certo punto del suo spettacolo si mette a piangere spruzzando acqua come una fontana  e bagnando il pubblico delle prime file che, divertito, applaude. Beh, penso che tutti noi (ma ancor più gli animali selvatici e soprattutto le piante) siamo un po’ come quel clown, solo che non ci accorgiamo della scia d’acqua che continuamente emettiamo attorno a noi e  che a nostra volta riceviamo dal mondo vivente che ci circonda, compresi gli altri esseri umani.

Quel che sappiamo, soprattutto a livello inconscio, è che ci piace spruzzare e farci spruzzare d’acqua, ci piace sguazzare in essa, saltarci dentro, tirarcela addosso, ci piace anche solo semplicemente guardarla;  un’acqua senza la quale non solo non potremmo esistere, ma senza di cui non potremmo probabilmente essere ciò che siamo e, soprattutto, ciò che potenzialmente potremmo diventare.

Quindi l’acqua entra anche prepotentemente nel percorso evolutivo dell’essere umano e di tutte le biocenosi della Terra, oltre che delle sue trasformazioni geomorfologiche. Peccato che tutti questi aspetti siano stati, sino a pochi anni fa, poco o nulla considerati, almeno in una loro visione olistica e di collegamento interdisciplinare.

Oggi però il vento, anzi l’onda, sta cambiando. Sempre più studiosi hanno compreso che l’acqua non è un semplice solvente “di contorno”, ma che piuttosto costituisce la chiave di volta per comprendere più in profondità l’essenza di innumerevoli processi e sistemi biologici, arrivando addirittura ad influenzare la nostra mente ed il nostro pensiero, come ha dimostrato il biologo  marino Wallace Nichols, con la sua Blue Mind.

Per questo è necessario conoscere meglio l’acqua e soprattutto come noi interagiamo con ed attraverso essa.

 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.