Sono oltre 350 i sindaci italiani che hanno sin qui emesso delibere cautelative o vere e proprie ordinanze contrarie (in almeno 204 casi) per bloccare l’installazione di questi nuovi ripetitori sul proprio territorio comunale.
Aumenta l’opposizione degli amministratori locali all’installazione delle antenne telefoniche a supporto della nuova tecnologia 5G, il famoso (o famigerato?) “Internet delle cose” superveloce.
Sono infatti oltre 350 i sindaci italiani che hanno sin qui emesso delibere cautelative o vere e proprie ordinanze contrarie (in almeno 204 casi) per bloccare l’installazione di questi nuovi ripetitori sul loro territorio comunale (Fonte: Alleanza Italiana 5G).
Ciò in nome di un sacrosanto (nonché legale) diritto di precauzione, almeno sino a quando le grandi imprese telefoniche costruttrici ed installatrici non dimostreranno in modo scientificamente convincente che le emissioni di onde elettromagnetiche prodotte da queste tecnologie sono innocue nei confronti dell’uomo e degli altri esseri viventi. Dimostrazione di NON dannosità che ad oggi, lo ricordiamo, ancora manca, mentre invece sono sempre di più le ricerche e gli studiosi che sollevano dubbi. Tanto è vero che, solo a livello italiano, sono state presentate da numerosi ricercatori indipendenti almeno due richieste ufficiali alle istituzioni: una all’Unione Europea (5G Appeal 2017; Isde International 2018) ed un’altra al governo italiano (Isde Italia 2017), per bloccare appunto l’implementazione del 5G, finché non saranno effettuati studi attendibili riguardanti l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente.
Amministratori comunali più guardinghi?
E’ interessante notare che, se in generale i sindaci sono in partenza per lo più favorevoli a questa nuova tecnologia, molto spinta a livello pubblicitario e di comunicazione di massa, appena vengono adeguatamente informati spesso cambiano atteggiamento, diventando molto più guardinghi.
Tra i fattori di discussione che stanno appunto portando gli amministratori ad una maggiore cautela, ricordiamo:
- I campi elettromagnetici artificiali, sia di bassa (ELF) sia di alta frequenza (RF), a differenza di quelli naturali, sono polarizzati. Per questo sono in grado di determinare numerosi effetti biologici inclusi danni al Dna, morte cellulare, cancro (Panagopoulos 2015).
- Le radiofrequenze possono essere dannose per gli organismi viventi a livelli di esposizione di gran lunga inferiori ai limiti di legge. Centinaia di studi scientifici peer reviewed (ovvero controllati da soggetti esterni nella loro attendibilità) evidenziano rischio di tumori, danni al Dna, disturbi neurologici, alterazioni cardiache e del sistema riproduttivo, cambiamenti ormonali, elettrosensibilità, deficit di apprendimento e memoria, disturbi comportamentali (BioInitiative 2012-2019).
- Nel 2018 due importanti studi sperimentali (NTP; Ist. Ramazzini) hanno correlato l’esposizione alle RF con l’insorgenza di tumori al cuore e al cervello rafforzando i dati epidemiologici presenti in letteratura.
- Nel 2019 la Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha inserito tra le alte priorità del prossimo periodo (2020-2024) la riclassificazione delle RF in base ai dati epidemiologici e sperimentali, come richiesto da numerosi scienziati non finanziati dall’industria.
Prevarrà il buon senso?
Insomma i punti critici sono ancora molti e se prevalesse anche solo il buon senso, invece che il dio denaro, sarebbe normale aspettare ad installare a raffica ripetitori e small cells (piccole antenne) sui lampioni stradali, come stanno facendo a New York ed anche in alcune grandi città italiane (es. Roma) e attendere invece l’esito di indagini più approfondite. Intanto, mentre nelle grandi metropoli questo processo sembra inarrestabile (con l’eccezione della Svizzera e di Bruxelles, dove la sindaca ha bloccato l’operazione in nome appunto del principio di precauzione), in Italia molti centri, soprattutto turistici, stanno facendo scelte diverse. E dopo Cogne, inizialmente inserito nella lista dei primi 120 comuni che avrebbero dovuto ospitare le antenne, l’ultimo della lista è la splendida Sirolo, la perla del Conero.
Chissà che in un prossimo futuro, all’ingresso del paese, al posto dell’orma obsoleta dicitura “comune denuclearizzato”, possa spuntare la scritta “territorio libero da campi elettromagnetici 5G”.
Armando Gariboldi