Il prossimo evento inquinante sarà l’esercitazione USA-NATO in programma a maggio-giugno 2020 nell’Europa centro-orientale.
Una delle poche cose buone di questa faccenda della pandemia di Coronavirus e di cui abbiamo già parlato in tema di aerei di linea, è il fatto che il rallentamento dell’economia mondiale sta producendo una netta diminuzione dell’inquinamento, in particolare di quello atmosferico, a partire dall’inquinatissima Cina e con effetti positivi anche in pianura Padana. Purtroppo si preannunciano eventi che potrebbero annullare questo processo virtuoso o addirittura ripristinare i precedenti livelli di inquinamento con in più gli interessi di una futura ripresa produttiva che dovrà “spingere” per recuperare quanto perso.
Uno di questi eventi è costituito dalla futura esercitazione congiunta USA-NATO che avrà luogo a maggio-giugno 2020 nell’Europa centro-orientale. Già ora stanno sbarcando in sei porti del nord i primi contingenti dei circa 20.000 militari americani che, con ricche dotazioni di armamenti di tutti i tipi (tra cui 13 veicoli corazzati!), si uniranno ai circa 7000 militari NATO per la prevista esercitazione di fine primavera “Defender Europe 20”.
E i militari italiani?
C’è di buono che almeno, con la scusa dell’epidemia, le nostre truppe non parteciperanno all’esercitazione, che si prevede essere la più massiccia degli ultimi 25 anni quanto a spiegamento di forze sul campo.
A parte che non si capisce come mai, dopo che il signor Trump causa Coronavirus ha interrotto i collegamenti aerei con l’Europa, invii allegramente migliaia di soldati senza alcuna protezione, quello che mi interessa qui segnalare sono alcuni elementi di impatto ambientale provocate da queste esercitazioni, così come tutte quelle in cui si impiegano mezzi militari. E’ infatti un argomento di cui in genere si parla poco, anche perchè quando c’è di mezzo la (teorica) difesa della Patria tutto è permesso.

Numeri impressionanti
Eccovi allora alcuni dati in proposito, da un bel articolo di Luca Mercalli del lontano 2004, ma sempre attuale. Innanzitutto ricordiamo alcuni numeri di partenza, ovvero che la combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, e quindi in media, per ogni litro di carburante si emettono 2,5 kg di CO2.
I consumi di un po’ di “giocattoli “ bellici:
Un carro armato Abrams M1, che pesa 65 tonnellate (e che compatta il terreno di fatto producendo effetti paragonabili ad una asfaltatura, almeno sul breve termine), consuma 5-6 volte una Ferrari, dal momento che con il suo poderoso motore turbo soprannominato “gas guzzler”, l’ingozzatore di benzina, fa 1 km con circa 4,5 litri di carburante, quindi 450 litri per 100 km. Altri tank consumano in media 200-300 litri per 100 km.
Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora.
Un bombardiere B52 consuma circa 12.000 litri/ora.
Un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache consuma circa 500 litri/ora.
Mezzi di appoggio, logistica varia: si può stimare in media un consumo di 1 litro/km.
Dedichiamo risorse in modo diverso? Si può, per contribuire a salvare il clima.
L’impatto di attività militari sul clima non è trascurabile. Il rapporto Demilitarization for Deep Decarbonization dell’International Peace Bureau (Ipb) 2018 spiega: «Ridurre il complesso militar-industriale e ripudiare la guerra è una condizione necessaria per salvare il clima, destinando le risorse risparmiate all’economia post-estrattiva e alla creazione di comunità resilienti».
Tra l’altro anche per questo settore e senza entrare in altre considerazioni più di tipo politico, le tecnologie per ridurre almeno in parte tali impatti ci sarebbero. Ovvero attrezzature, già disponibili ma certo non implementate dalle solite lobbies, in grado di ottimizzare la combustione dei motori (sia benzina che diesel) in modo da ridurre anche del 70-80% le emissioni inquinanti. Pensate come si potrebbero migliorare tutti i motori “grossolani” in circolazione, fortemente inquinanti e che mediamente sono esentati dai vari discorsi Euro 4-5-6- ecc.: non solo quelli di mezzi militari, ma anche di mezzi agricoli e di quelli per attività estrattive ed edili (ruspe, gru, ecc.), dei motori navali di tragetti e pescherecci (che tra l’altro usano gasolio ad alto contenuto di zolfo), degli aerei, dei motori diesel con cui si alimentano le centrali elettriche di molte piccole isole e così via.
Ma anche un modo semplice e tutto sommato economico per ridurre l’inquinamento delle nostre vecchie, ma ancora efficienti automobili, magari Euro 2-3 che quindi si equiparerebbero ad un attuale Euro6.
Se vi interessa magari in futuro riprenderemo il discorso.