Non tutti sanno che molte piante dei nostri parchi e giardini, anche se bellissime e molto comuni, possono essere fonte di preoccupazione specialmente quando gli spazi all’aperto rappresentano il luogo di svago per i nostri bambini o animali domestici – in particolare i cani – che possono toccarle, giocarci ed anche ingerirne delle parti.

Come è noto soprattutto i cuccioli, sia animali che umani, tendono ad ingurgitare di tutto, ed anche i nostri animali domestici, proprio perché ormai nati vicino all’uomo e in molti casi non più svezzati dalla madre a contatto con gli habitat naturali, hanno perso la capacità di riconoscere istintivamente le piante (e i funghi) velenose, come invece ancora sanno fare le specie selvatiche.
Infatti non è affatto raro che molte essenze ornamentali (e le piante in genere) anche tra le più comuni, siano tossiche o addirittura velenose in alcune loro parti o nella pianta intera: vari malesseri possono derivare dall’ingestione di semi, foglie o fiori e in alcuni casi, per fortuna limitati, bisogna evitare addirittura il contatto con cute e mucose (bocca, naso e occhi).

Pertanto è importante conoscere almeno le più diffuse piante tossiche coltivate che possiamo incontrare nelle aree verdi urbane e periurbane, evitando se possibile di toccarle, ma soprattutto, se ciò accade, non portandoci poi le mani alla bocca o agli occhi e, ovviamente, evitando di mangiarne parti, fiori compresi.
Ecco dunque un rapido elenco delle piante che sono del tutto o in alcune loro parti tossiche.

Armando Gariboldi Naturalista

Alberi: Tasso (il più velenoso della compagnia!), Tuja, Bosso.
Arbusti: Lauroceraso, Oleandro, Ligustro, Rododendro, Stella di Natale, Agrifoglio.
Rampicanti: Edera, Glicine, Gelsomino della Carolina (Gelsemium sempervirens), Vischio.
Erbacee: Azalea, Calla, Elleboro, Digitale purpurea, Belladonna, Ortensia, Aconito, Mughetto, Delphiunium, Iris e gigli, Narciso, Stramonio comune, Anemone, Petunia, Colchico o Zafferano bastardo.

Armando Gariboldi Naturalista

Per ognuna di queste specie potrete poi trovare su internet o nei manuali le specifiche componenti tossiche, sebbene in molti casi sia di fatto più o meno velenosa la pianta intera. Di seguito vi presentiamo comunque un minimo di approfondimento su alcune tra le principali specie velenose piantate comunemente nei nostri giardini, ben sapendo che nella natura selvatica ne esistono poi molte altre altrettanto pericolose (es. molti ranuncoli).
Naturalmente, con un minimo di precauzioni (in ogni caso le statistiche ci dicono che gravi conseguenze sono rare), possiamo continuare a coltivarle nei nostri giardini e a godere della loro bellezza e dei loro profumi, consapevoli però anche del loro “lato oscuro”.

TASSO
Il tasso è una pianta sempreverde molto utilizzata come siepe ed anche albero ornamentale. È probabilmente la specie più velenosa dei nostri parchi: quasi ogni sua parte è tossica e bisogna prestare attenzione soprattutto alle sue bacche rosse, dove la polpa è commestibile ma i semi sono velenosissimi. Tutta la pianta (non a caso chiamata popolarmente anche “albero della morte” e dove, secondo il folklore, si rischiava la morte anche solo dormendo al riparo della sua ombra) contiene alcaloidi cardiotossici, come la tassina, che possono rivelarsi letali e provocare la morte improvvisa per paralisi cardiaca o respiratoria. Causa tremori, problemi respiratori, debolezza e problemi cardiaci.

GLICINE
Il glicine è una pianta rampicante a rapida crescita e molto diffusa, anche per creare ombrosi pergolati, e molto decorativa grazie ai fiori a grappolo bianchi o azzurrini tendente al viola, di un delicato ma persistente profumo. Le parti tossiche sono rappresentate da radici, fiori e semi. In caso di ingestione, i sintomi sono simili a quelli di una gastroenterite: nausea, diarrea e dolori addominali.

BOSSO
Chi avrebbe mai pensato che anche il «Buxus sempervirens», tipica pianta dei cimiteri e dei giardini “all’italiana” dove viene usata per fare le siepi che delimitano le aiuole e i famosi labirinti, fosse in realtà velenosa in tutte le sue parti e nelle foglie in particolare? A renderla tale sono gli alcaloidi che contiene, fra cui la buxina e la busseina, e che, se ingerita, la rendono tossica per uomini e animali, provocando disturbi gastrointestinali come vomito e diarrea, ma anche dermatiti.

LAUROCERASO
Velenoso è anche questa pianta della famiglia degli allori, comunemente usata per fare le siepi perimetrali di villette ed anche di giardini pubblici. Le sue lucide foglie contengono cianuro e, se ingerite o leccate (es dai cani) possono indurre convulsioni e paralisi cerebrale.

OLEANDRO
Questo arbusto è diffuso ovunque nella nostra penisola, dove cresce anche spontaneamente, soprattutto nelle regioni meridionali. Nel giardino di casa va monitorato attentamente perché tutte le parti contengono oleandrina, una molecola che interferisce sull’attività dei muscoli e quindi anche del cuore. Ricordiamocene quando lo potiamo o maneggiamo le foglie. Molto pericolosi sono i semi, se ingoiati accidentalmente da bambini o animali.

STELLA DI NATALE
Un altro arbusto molto usato come pianta da interno nel periodo natalizio ma che può essere piantato anche all’esterno crescendo anche sino a 3 m. è la classica Stella di Natale, dalle tipiche fogli bianche o rosse. Contiene però un lattice nocivo, oltre ad un’altra sostanza tossica, il triterpene. Se il lattice contenuto nell’intera pianta viene a contatto con l’epidermide, i sintomi più diffusi sono sicuramente prurito, rossore, bruciore con possibile eritema. In questo caso, basterà una pomata antistaminica da applicare nella zona colpita. Se l’intossicazione avviene per ingestione i sintomi possono essere irritazione alla bocca e alla gola, ma anche nausea e diarrea.

NARCISO
I bulbi di questo splendido fiore sono la parte più velenosa. Questi fiori sono tossici anche per gatti e cani. Se avete quindi animali domestici che amano odorare e assaggiare i fiori, evitate questa pianta. L’ingestione infatti può causare vomito, diarrea, convulsioni, tremori e aritmia

IRIS
I fiori dell’iris sono di colore azzurro e la parte nociva è rappresentata dalla linfa. L’intossicazione avviene solo per ingestione. I disturbi più comuni sono i dolori addominali accompagnati da diarrea, vomito e nausea.

CALLA
Pianta molto elegante da giardino o da interno espone le persone che le sono intorno al pericolo di intossicazione, che può avvenire sia per contatto sia per ingestione. In caso di contatto si possono presentare bruciori e rossori locali. In caso di ingestione, le sue sostanze tossiche possono generare dolori addominali, nausea e diarrea.

RODODENDRO E AZALEA
Rododendri e azalee, molto popolari come piante da giardino o anche da appartamento (le azalee vengono anche vendute per la raccolta fondi, soprattutto durante la Festa della Mamma) sono piante tossiche della stessa famiglia, simili ma non uguali. Nel caso delle azalee tutte le parti della pianta sono velenose. L’ingestione accidentale di un fiore o una foglia o parte di un ramo potrebbe causare dolore addominale, irritazioni alla gola, difficoltà respiratorie, coma e persino la morte.
Il Rododentro poi, contiene, nelle foglie e nel polline, la graianotossina, un alcaloide in grado di causare intossicazioni, anche a piccole dosi. Non è pericolosa solo la pianta: già nell’antichità il miele prodotto in quelle aree veniva scartato perché considerato tossico.

ANEMONE (Anemone pulsatilla L.)
Come molte piante della famiglia delle Ranunculacee anche i bianchi anemoni sono tossici, in tutta la pianta e nei fiori in particolare. Tossica e urticante sia per l’uomo che per gli animali, contiene saponine tossiche e un alcaloide velenoso (anemonina e ranuncolina) che irritano le mucose e la pelle sia dell’uomo che del bestiame. Provoca crisi convulsive e problemi gastrointestinali, è una pianta potenzialmente mortale perché causa depressione respiratoria. Sono possibili reazioni cutanee anche al semplice contatto. Nei pascoli montani, dove spesso crescono assieme ad una altra pianta molto velenosa, l’Aconito napello, le mucche, i cavalli e gli altri animali al pascolo hanno imparato ad evitarle; pertanto si osservano prati perfettamente rasati dove però spiccano esemplari di queste piante che non sono stati toccate.

COLCHICO o ZAFFERANO BASTARDO
Simile al Croco Crocus sativus da cui si ricava lo zafferano, si distingue per il numero degli stami nel fiore (6 il Colchico, 3 il Crocus) e per il periodo della fioritura (a inizio primavera il Corcus, autunnale il Colchico). L’ingestione del bulbo o anche dei fiori possono causare collasso, paralisi muscolare e respiratoria, sino a causare decessi nelle forme più gravi.

ACONITO
I bei fiori blu dell’Aconitum napello, prodotti in autunno, non ci devono ingannare: si tratta di una delle piante più velenose in assoluto, come abbiamo già ricordato. I suoi principi tossici sono aconitina, napellina, apigenina. L’aconitina in particolare L’aconitina è un potentissimo veleno che agisce anche a piccolissime dosi di 5-6 mg; se ingerito colpisce il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico. L’avvelenamento è molto rapido e si manifesta con parestesie diffuse in tutto il corpo, vomito, diarrea, shock, depressione respiratoria. Anche se si sospetta solo il contatto con l’aconito è necessario il ricovero ospedaliero. Bisogna poi prestare particolare attenzione quando lo si maneggia in quanto anche solo il contatto può provocare dermatiti e sintomi fastidiosi, soprattutto nei bambini. Le sue radici possono essere confuse con quelle del cren (Rafano).

MUGHETTO
Questo delicato e candido fiore, dal profumo inconfondibile, è pericoloso perché alcuni composti contenuti possono causare importanti effetti sul cuore, provocando bradicardia, vomito e nei casi più gravi, la morte. Prestiamo particolare attenzione ai frutti, visibili a terra in autunno: essendo rotondi e rossi possono facilmente essere scambiati per caramelle dai più piccoli. Non a caso i cinghiali, che mangiano di tutto nel sottobosco dei nostri boschi, di solito stanno alla larga dai mughetti.

DIGITALE PURPUREA
Questa bella pianta molto usata nei giardini romantici (in quello famoso del pittore Claude Monet a Giverny ve ne sono bordure per centinaia di metri) contiene digitossina, un glicoside cardioattivo estremamente potente, capace di causare aritmie violente e, a forti dosi, porta alla morte. In un adulto medio è sufficiente ingerire 300 g di foglie. Minime quantità hanno invece effetti opposti, regolarizzando le contrazioni del cuore (ed è infatti il principio attivo di molti medicinali specifici).

DELPHINIUM
Anche queste belle piante erbacee dai fiori dalla forma inequivocabile, molto usate nelle bordure miste cui regalano slancio e verticalità, sono però un potenziale pericolo serio in caso di ingestione di foglie giovani e semi. Gli alcaloidi contenuti causano agitazione, salivazione, aritmie cardiache, fino a paralisi e convulsioni.

GELSOMINO
Il Gelsomino è una pianta rampicante molto usata nei giardini, dove i suoi candidi fiori emanano un profumo gradevole e intenso, soprattutto la notte e al tramonto. Ma anche in questo caso la pianta presenta sostanze tossiche per uomini e animali, soprattutto nelle sue bacche. Gli effetti negativi si presentano quindi solo per ingerimento e provocano disturbi alle vie gastrointestinali, come la diarrea

ORTENSIA
Infine chiudiamo questa breve carrellata con le bellissime e colorate ortensie, spesso usate per decorare terrazze e giardini, contengono una tossina della famiglia del cianuro, la cianide, presente soprattutto in boccioli e fiori e che, se ingerita in grandi dosi , può causare vomito, depressione, problemi respiratori, convulsioni e, nei casi più estremi, anche morte .

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.