Invece di evolvere crescendo nelle nostre capacità di volontà, pensiero e sentimento, stiamo sempre più delegando la nostra coscienza alle macchine.
Negli ultimi tempi si fa un gran parlare (giustamente) dei rischi che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA), ormai giunto a livelli altissimi ed in continua e rapida implementazione, può introdurre nella vita umana.
Tale dibattito apre molte possibili riflessioni anche nei rapporti che tale strumento può produrre nei confronti delle politiche di protezione dell’ambiente e addirittura più in generale sul futuro della Terra e dell’intera Umanità.
Infatti, anche se sembrerebbe un tema iperspecifico per addetti ai lavori, in realtà a mio avviso tocca i fondamenti della natura umana e, di conseguenza, anche “della natura naturale”, essendo la nostra specie ormai l’elemento plasmatore principale di tutti gli ecosistemi e di gran parte delle biocenosi del Pianeta.
La storia dell’Uomo è infatti un continuo tentativo di adattare il nostro ambiente a noi stessi, alle nostre esigenze del momento. Ovvero, come scrive Lucy Jones nel suo interessante saggio “La specie solitaria”, in realtà noi non abbiamo mai avuto un unico habitat naturale originario, ma da sempre tendiamo a modificare l’ambiente attorno a noi. Ciò come tendenza generale dell’umanità e al netto delle piccole realtà, come quelle indigene, che cercano di vivere in armonia e in equilibrio con la natura attorno ad esse. Ma che anch’esse, seppur in modo più leggero e meno invasivo, bene o male un poco modificano.
Ovvero l’essere umano impiega la sua creatività per cambiare continuamente il mondo e renderlo funzionale agli scenari ed alle scelte conseguenti che gli uomini fanno. E in un mondo sempre più globalizzato e tecnologicamente avanzato le scelte di pochi, ma economicamente e politicamente potenti, finiscono con il condizionare l’ambiente e la vita di molti (tutti?).
In questo discorso appare dunque fondamentale capire quale è il modello di essere umano e di ambiente che tale minoranza di potenti vuole. Avendo avuto il dono di immaginare scenari e di creare, che mondo stiamo realizzando? Al di là di ogni considerazione sui processi non democratici in cui tali cambiamenti stanno avvenendo e su come pochi si stiano arrogando il diritto, in nome del dio denaro, di decidere per molti, quel che è importante capire e consapevolizzare è lo scenario verso il quale stiamo andando.
Sappiamo ormai tutti che di fatto è uno scenario insostenibile, suicida, in cui il consumo di tutte le risorse (tutte!) è ormai di gran lunga superiore alla loro disponibilità/rigenerazione. Eppure continuiamo a muoverci in quella direzione, anzi accelerando ed introducendo nuovi strumenti di morte che velocizzano questi processi distruttivi. E in tal senso, come vedremo, lo sviluppo della I.A. può essere un’ulteriore tremenda spinta in questa direzione.

Ora, non voglio troppo filosofeggiare ma è inevitabile, a questo punto, fare qualche riflessione sulla natura umana, su ciò che l’uomo è (o pensa di essere) e su quello che vuole diventare. La natura e l’ambiente intorno a lui sarà inevitabilmente conseguenza di ciò.
Sono convinto, come asseriscono anche innumerevoli autori tra cui cito per tutti il paleontologo-gesuita Pierre Teilhard de Chardin, che l’essere umano non sia una creatura unicamente materiale che abbia degli aneliti spirituali (per paura della morte), ma sia una creatura spirituale che stia facendo un’esperienza nel mondo materiale. Essenzialmente per imparare, per evolvere, come tutte le altre creature del pianeta.
Con la sostanziale differenza che la nostra è l’unica specie, per quel che ne sappiamo, che può essere consapevole del proprio cammino evolutivo e che dunque, in quanto tale, lo può anche orientare. Sia come singoli individui, sia appunto come specie.
Un essere che è stato creato con l’autocoscienza, con la libertà, con la creatività e capace di amare. Posto in un giardino meraviglioso, la Terra, per perfezionarsi sempre di più e diventare, in piena coscienza e libertà, vero co-creatore di vita, di bellezza, di armonia, di giustizia. In sintesi di poter vivere una vita piena e felice. Già qui, su questo pianeta. E quindi anche in equilibrio con una Natura di cui l’essere umano, come dice la Bibbia, ne diventa il premuroso Custode
In tal modo l’Uomo, sviluppando in modo consapevole la Libertà nell’Amore e quindi l’Amore nella Libertà, conferma la propria natura di essere fatto a immagine e somiglianza del suo Creatore, entrando di conseguenza in un mondo e in una dimensione sempre di più orientata all’Infinito. E’ questo un processo che prevede un lavoro soprattutto sull’interiorità umana, espressa poi in azioni concrete orientate in modo sempre più creativo verso la Vita, la solidarietà e la comunione con tutti gli altri esseri della Terra, ovvero sia con i propri simili sia con le milioni di specie non umane.
Non accettare questo cammino, indicato e per il quale si sono spesi molte migliaia di esseri umani evoluti (i cosiddetti Maestri) e, per i cristiani, sostanziato in modo definitivo dall’incarnazione del Cristo e dall’ingresso nella storia e nella materia del Creatore stesso, significa porre come riferimento non più la Vita ma la Morte. Non più l’evoluzione ma l’involuzione, non le possibilità ma l’inevitabile collasso.
Se noi, invece si puntare ad una dimensione infinita attraverso l’Amore ci orientiamo verso una vita finita, acceleriamo verso la sua stessa finitezza. Se invece di coltivare e dare spazio ai numerosi carismi di cui è portatore l’essere umano diamo spazio alle sue parti più basse e materiali, se ci dimentichiamo la nostra vera natura e ci orientiamo verso le componenti egoiche basate sugli istinti, se invece della felicità cerchiamo il piacere, inevitabilmente ci costruiamo o consentiamo ai potenti di costruire un futuro da schiavi. Dove la prevaricazione e la violenza saranno le forze plasmatrici sia della nostra società umana sia dell’ambiente in cui ci troveremo a vivere.
Questa è la drammatica contraddizione che stiamo vivendo in questi tempi: potendo creare, abbiamo creato il nulla. Potendo evolvere crescendo nelle nostre capacità di volontà, pensiero e sentimento, in nome di una falsa sicurezza e per comodità abbiamo invece delegato a pochi altri e alle macchine. Invece di pensare con la nostra testa ora preferiamo far pensare dei computer; il prossimo passo sarà allora “un cuore artificiale”, dove delegheremo a degli algoritmi il provare emozioni e sentimenti al nostro posto?
Invece di creare Vita stiamo creando il Nulla, ovvero la Morte. Come scrive Angela Volpini “L’infinito che abbiamo prodotto è l’infinito del nulla; un’entropia accelerata, la vita come un buco nero. La mancanza di finalizzazione positiva della nostra potenza creatrice ci porta a consumare tutte le risorse esterne date dall’ambiente e a svilire la stessa potenza creatrice in opera di morte. Ed essendo la potenza creatrice la più visibile manifestazione umana in quanto esternazione delle nostre possibilità, trasmette l’immagine di noi come immagine brutale e finita.
Infatti, subendo questa logica di finitezza, noi non possiamo che produrre la morte come morte totale, ottenuta e programmata con calcolo”.
E, nel caso della I.A., mi verrebbe da aggiungere “ottenuta e programmata anche attraverso gli elementi di calcolo, i numeri”, che invece di essere portatori di nume (lo spirito) diventano una ripetizione luciferica, che inevitabilmente sfuggirà da ogni controllo umano. Perché ce lo dobbiamo dire in modo chiaro: se come creature senzienti non coltiviamo la nostra profondità morale ed etica, la nostra volontà vigile e la nostra intelligenza creatrice, ma ci appiattiamo sulla semplice materialità, non saremo neppure in grado di gestire le nostre artificiali creature. Che, divenute sempre più potenti nella fredda logica mortifera della macchina, prima o poi sfuggiranno da ogni controllo.
Forse esagero, ma ho la convinzione che lo scenario paventato da famosi film come 2001 Odissea nello spazio, Terminator o Matrix sia più vicino di quanto si pensi.