Troppi soggetti “decisori” considerano ancora la Natura un elemento di contorno

Le ultime vicende legate all’insediamento del nuovo governo Draghi ce l’hanno confermato ancora una volta: la gran parte del mondo politico, economico ma, haimè, anche di quello accademico, specie se collegato all’industria ed alla tecnologia, continua a considerare l’ecologia e la natura un elemento di contorno, un gadget, nonostante le belle parole di facciata spese in questi giorni, a cominciare da quelle del nuovo presidente del consiglio incaricato.

La scelta di un super-tecnocrate come il fisico Roberto Cingolani quale nuovo Ministro dell’Ambiente e l’abolizione di fatto del stesso Ministero  così come era stato sino ad ora concepito;  la collocazione di un altro super-tecnocrate legato alle lobbies high-tech come il manager ex-Vodafone Vittorio Colao al nuovo Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale presentata a sua volta come un azione “ambientale”;  le reazioni entusiastiche di Confindustria e di gran parte della stampa, ma anche di una parte importante del mondo della ricerca verso le soluzioni tecnologiche che risolveranno molti problemi ambientali…. Tutti segnali che, al contrario di molti, noi invece leggiamo con preoccupazione.

Ovvero li vediamo come l’ennesima conferma di quella ignoranza mista a presunzione che porta gran parte dell’opinione pubblica ma anche dei famosi “portatori di interesse” a pensare di risolvere i problemi ambientali (in primis quelli legati al riscaldamento globale) soprattutto con la tecnologia, le macchine ed il denaro, ignorando le dinamiche naturali degli ecosistemi ed i delicati nessi e processi che sono alla loro base.

Ci si è ancora una volta dimenticati della natura “vera”, quella della biodiversità, degli ecosistemi, delle aree protette. Si fa finta di non sapere che tutto è collegato e che non solo, come scrisse Albert Einstein, non possiamo risolvere i problemi mantenendo lo stesso modo di pensare che li  ha generati, ma non possiamo neppure farlo senza cambiare modo di vivere, senza cercare per davvero di attuare nuovi modelli di sviluppo.

Scorcio fluviale in autunno

E se in un certo senso ci può stare che la parte più retrograda ed egoista del mondo della politica, della finanza e dell’imprenditoria sorrida e sbeffeggi quando si parla di “decrescita”, dispiace riscontrare comportamenti analoghi anche negli ambienti accademici e scientifici in generale (fatte ovviamente le dovute e per fortuna non poche eccezioni).

La cosa risulta infatti particolarmente fastidiosa osservando il comportamento di numerosi “professori”, che sono usciti allo scoperto proprio in queste ultime settimane, forse confortati da questa scelta pseudo   “tecno-ambientalista” dell’ultimo governo e che hanno mostrato come considerano davvero  oggi l’ecologia: “ una pseudo scienza, una roba da frikkettoni  gretini  animalari” (per usare le colorite parole della collega divulgatrice Lisa Signorile). Insomma un orpello, che spesso “frena lo sviluppo con troppi vincoli”, come scriveva qualche giorno fa il Sole 24 Ore, giornale della Confindustria.

Evidentemente i continui disastri legati ai cambiamenti climatici ed ambientali in corso, ma anche la recente pandemia del “carogna-virus” ancora non  bastano a far capire a tutta questa gente come funziona davvero il nostro pianeta. Del resto, come diceva un mio vecchio professore, le cose si capiscono o usando la testa o con le botte in testa. E la Natura, se continuiamo su questa strada, certo non ci risparmierà le seconde.

 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.