Lo incontrai una sola volta, seduto con lui a tavola, assieme a Danilo Mainardi, altro grandissimo divulgatore.
Oggi tutti celebrano la dipartita da questa dimensione di Piero Angela. Uno dei più grandi divulgatori scientifici italiani, una persona (per quel che se ne sa) integerrima, preparata, di ottima cultura, ma anche gnostico, forse massone (suo padre lo è stato e ad altissimi livelli, 33° del rito scozzese), con un approccio scientista e materialista alla Natura ed alla conoscenza, chiuso al Cielo.
Lo incontrai una sola volta, seduto con lui a tavola, assieme a Danilo Mainardi, altro grandissimo divulgatore, che ho avuto l’onore invece di conoscere assai meglio. Due grandi nei loro campi ma, come anche la loro amica comune Margherita Hack che pure studiava le stelle, concentrati solo sulla dimensione visibile e materiale dell’esistenza.
E io mi son sempre chiesto come fai ad acquisire vera conoscenza e soprattutto vera esperienza della Natura senza esplorare quella dimensione intangibile, ma così forte e presente ( per chi la sa riconoscere) che sono i livelli animico-spirituali.
La battaglia di Angela contro le pseudoscienze (con il suo importante contributo alla nascita e sviluppo del CICAP) a volte per me sfiorava un vero e proprio dogmatismo scientista ed oscurantista. Con un approccio che è tutto tranne che scientifico.
Un vero ricercatore, per me, deve essere aperto a tutto, anche all’impossibile, che poi andrà ovviamente a verificare, ma con vera apertura di mente e di cuore.
“L’assenza di evidenza non è evidenza di un’assenza”, scriveva un grande scienziato come Carl Sagan.
Insomma per farvela breve per me Piero Angela più che un grande divulgatore scientifico è stato un grande divulgatore tecnoscientista, un vero alfiere giornalistico-divulgativo del neopositivismo, fautore di una pericolosa visione materialista e per certi versi un po’ necrofila, in cui è la tecnologia e non l’etica e la dimensione spirituale che potrà fare progredire l’Uomo in armonia con la Natura.

Un approccio di puro fideismo umanista antropocentrico-progressista che permeava sullo sfondo quasi ogni puntata di Quark e dove i pericoli di tale concezione (es. l’evoluzione verso l’uomo-macchina e le possibili derive di manipolazione genetica) non venivano quasi mai evidenziate.
Ho apprezzato il suo lavoro, ma non mi ha mai coinvolto ed entusiasmato più di tanto, come invece seppero fare altri divulgatori, per certi aspetti più caserecci, come Konrad Lorentz, Jacques Costeau o anche De LaFuente.
Che ora Astropiero possa proseguire il suo viaggio verso la Luce vera e l’Amore. Credo che avrà parecchie sorprese.