Nelle piccole isole del Mediterraneo gli alberi sono quasi sempre gestiti con estrema attenzione, per un uso non solo produttivo ma anche funzionale.
Se per esempio a Pantelleria la protezione delle viti o dei preziosi agrumi ha originato i bellissimi giardini panteschi, o la potatura e la disposizione degli ulivi caratterizza molte isole della Grecia, a Formentera e un po’ in tutte le antiche Pitiuse (una parte delle odierne isole Baleari) è il fico l’albero che tipicizza in modo molto originale il paesaggio rurale.
La sua coltivazione è molto antica, tanto da essere citata già negli scritti di Plinio il Vecchio ed era legata in particolare alla pastorizia. Infatti di quest’albero, che può arrivare a cinque metri di altezza, a Formentera si elimina il germoglio apicale principale così che i rami crescano bassi e con uno sviluppo in orizzontale.
In questo modo i fichi si raccolgono più semplicemente, l’albero è più protetto dal vento del Nord e soprattutto offre ombra e riparo al bestiame (soprattutto pecore e capre). Per sostenere la folta chioma viene poi adottato un sistema di puntellatura con numerosi pali a sostegno dei rami.

Il risultato finale è unico, con alberi che come grandi ombrelli di foglie accolgono sotto la loro ombra gli ovini che pascolano nei campi (e i loro sempre più rari pastori).
Senza dimenticare che dai rami più giovani e dalle foglie di questi preziosi alberi si ottiene il succo un pò acre che viene usato per fare cagliare il latte e ottenere le “recuites”, pezzi di ricotta con lo zucchero che, assieme al pane con i fichi freschi in estate e secchi il resto dell’anno erano un alimento base per i contadini.
Armando Gariboldi