Le aree urbane, anche in Italia (o forse, potremmo dire, soprattutto in Italia), sono notoriamente tra le sorgenti  che maggiormente contribuiscono all’emissione di gas alteranti e all’inquinamento dell’aria.

I recenti studi che mettono la Pianura Padana tra le 10 regioni più inquinate della Terra, con un’aspettativa media di un anno e mezzo in meno rispetto ai residenti di altre zone del Paese, sono da brividi. Inoltre le nostre città sono quasi sempre realtà molto fragili proprio dal punto di vista ambientale: basta un acquazzone un po’ sopra la media per mandarle in tilt. Per esempio, il Ticino che scorre in tutto il territorio della città di Pavia, nel corso della sua storia è più volte esondato in città e campagne limitrofe.

Una città resiliente è un centro urbano che non pone rimedi estemporanei ai cambiamenti climatici e alle problematiche sociali ma che vi si adatta in modo flessibile, costruendo nuove risposte a livello politico-gestionale, economico, infrastrutturale ed ambientale. Tra l’altro una buona strategia di resilienza urbana può diventare un’occasione concreta di vera rigenerazione degli ambiti cittadini e di periferia.

Ecco perché sarebbe necessario che tutte le città, e non solo le più grandi, si dotassero di strumenti specifici di pianificazione e gestione resiliente. Dei veri e propri Piani d’Azione pensati in questa direzione, che individuino scenari di riferimento in tempi medio-brevi (max. 6-7 anni) a cui puntare, evidenziando obiettivi concreti e le relative azioni attuative. Si tratta di strumenti operativi da affiancare ai Piani regolatori o, in Lombardia, ai PGT. In questi piani vanno evidenziati innanzitutto i “punti di fragilità e debolezza” dl territorio, cercando di capire come potranno essere accentuati dai cambiamenti in corso, al fine di prendere le necessarie contromisure.

Un interessante e recentissimo studio finanziato svolto da un gruppo di ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) – che potete conoscere cliccando sul testo qui sopra in giallo – classifica i Comuni italiani in base alla loro capacità di resilienza alle calamità, producendo un’utile cartografia e fornendo così ai pubblici amministratori informazioni nuove, affidabili e fondamentali per mitigare il rischio legato agli eventi naturali e per pianificare le future politiche di adattamento ai cambiamenti climatici.

Insomma oggi non ci sono più scuse: sappiamo cosa fare e come farlo, per prepararci al meglio alla crisi in corso e che sarà sempre più accentuata nelle sue manifestazioni, soprattutto in quelle estreme. Paesi più intelligenti e previdenti di noi, come ad esempio la Danimarca, la Spagna o la Gran Bretagna si stanno già attrezzando in tal senso. Attualmente in Europa solo 11 Paesi membri hanno realizzato una strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatico-ambientali, mentre gli altri – tra cui l’Italia – si trovano a stadi diversi di preparazione e sviluppo. In effetti da noi forse solo Milano sta cominciando a fare qualcosa in questa direzione, ma è fondamentale che tutte le altre città, compresi i piccoli comuni (magari associandosi in consorzi), si mettano velocemente in pista.


Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.