Senza più guardie forestali, stradini, campari e guardiacaccia la campagna è ormai sempre di più in balia di vandali e approfittatori.

Andando in giro per boschi e campagne, in pianura e lungo le coste, ma anche nelle meno accessibili aree montane sia alpine sia appenniniche, si notano di continuo numerosi segni di incuria, abbandono e spesso di vero e proprio degrado. Rifiuti abbandonati ovunque (come le tristemente famose “lavatrici boscaiole”, che assieme a lavandini e sanitari vari a volte spuntano nei posti più impensati, generalmente ai piedi di scarpate e canaloni), carcasse di auto bruciate, fossi e canali interrati, alberi caduti o pericolanti in punti pericolosi, piccole frane. E poi tanti segni di azioni illegali, come costruzioni di vario genere chiaramente abusive, tracce di bracconaggio, incendi che partono in situazioni quantomeno strane, branchi di cani rinselvatichiti ovunque, cinghiali che entrano nelle città e via dicendo.

Insomma si ha la percezione che, lontano da strade e abitazioni, si entri in una sorta di “terra di nessuno” in cui, al di là dei privati cittadini che esercitano la loro professione in campagna come contadini, pastori o boscaioli, sia invece ormai totalmente assente l’autorità pubblica. Ovvero che in Italia il territorio agrosilvopastorale, soprattutto quello lontano (ma neppure molto) dalle aree urbane, sia di fatto poco o nulla controllato.

Senza più controllo

Infatti cadute ormai in disuso antiche ed utilissime figure professionali come campari o stradini, ridotte o sotto organico guardiacaccia e guardiapesca provinciali (anche grazie alla riduzione delle funzioni operative delle provincie: legge nº 56 del 7 aprile 2014), scarsamente presenti i pochi guardiaparco peraltro operativi solo in parchi e riserve (per gli oltre 90 mila ettari del parco lombardo del Ticino, ad esempio, sono operativi solo 9 guardie), ma soprattutto di fatto spariti gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, abolito ed accorpato ai Carabinieri (riforma Madia del 2015), chi oggi controlla e vigila sulle campagne italiane?

armando gariboldi campagna

E che tale vuoto istituzionale sia tutt’altro che un mero fatto burocratico lo racconta il dato che, da quando non c’è più il Corpo Forestale sciolto dal governo Renzi per una logica di spending review, in Italia gli incendi sono aumentati del 600%! Sarà un caso?

Per ovviare a queste assenze e per cercare di contrastare i continui furti di attrezzature agricole (ma anche l’estorsione, l’usura, il bracconaggio, l’illegale smaltimento di rifiuti tossici, la turbativa d’asta nell’acquisto di terreni e fabbricati, il furto di rame nella rete di diffusione dell’energia elettrica, ecc.) in Puglia le associazioni di agricoltori, in accordo con le prefetture, si erano inventate già da una decina d’anni i Consorzi di Vigilanza Rurale, che oggi però stanno conoscendo varie difficoltà a proseguire il loro lavoro.

E certo non sono sufficienti alcune migliaia di GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) (che in Toscana, Campania e Molise si chiamano GAV – Guardie Ambientali Volontarie), che pure svolgono un lavoro importante ed appassionato.

In Italia le GEV sono disciplinate da leggi regionali e statali che prevedono la nomina a guardia particolare giurata da parte del Prefetto – Ufficio Territoriale del Governo, analogamente alle guardie zoofile.

Peraltro vi è da ricordare che senza più il CFS e le Polizie Provinciali, che erano le due polizie “ambientali” del nostro Paese, quelle che si occupavano di foreste, aree protette, parchi, caccia, pesca, polizia zoofila, inquinamento, frodi alimentari, spandimenti agronomici, cave e discariche abusive, ecc. e che da sempre costituivano i riferimenti istituzionali delle GEV, anche il lavoro di quest’ultime è diventato più difficile ed anche più rischioso. Tanto è vero che in tutte le Regioni si sono verificate diverse disfunzioni e quasi dappertutto sono venuti meno o sono sensibilmente calate le risorse per i rimborsi spesa alle GEV, le auto sono spesso ferme ed i riferimenti organizzativi incerti.

Tra vigilanti e sceriffi

Tra l’altro un altro problema figlio di questa situazione è quello che vede il proliferare, soprattutto in alcune regioni del Sud Italia, di Associazioni di vigilanza dai nomi più fantasiosi che spesso si presentano con divise e simbologie “poliziesche” assai appariscenti ma con scarse professionalità, quando va’ bene dotate di alcuni decreti di “guardia zoofila”… spesso parte di “clientele” locali e protese a ricercare una qualche forma di salario integrativo piuttosto che animate da “spirito volontaristico” e finalità ambientali.

Del resto polizia e carabinieri, compresi i carabinieri forestali, sono sempre più oberati di lavoro nelle aree urbane e in campagna ci vanno solo quando chiamati (e non sempre arrivano con sollecitudine).

Ecco dunque che urge tornare a presidiare in modo continuo e serio il territorio agreste. Sarebbe bello tornare a vedere un Corpo Statale specifico che se ne occupi, ma in attesa di ciò, e ammesso che lo si voglia fare (e oggi sembrerebbe di no) è necessario almeno riorganizzare e rilanciare il ruolo delle GEV, mettendole in grado di lavorare in sicurezza e con “le spalle coperte”, sia dal punto di vista giuridico che da quello operativo.

In tal senso da tempo la FEDERGEV ITALIA, ovvero la Federazione dei Raggruppamenti delle Guardie Ecologiche Volontarie, propone la costituzione dei gruppi di GEV in Associazioni Provinciali dotate di personalità giuridica, con un proprio Statuto e Regolamento di Servizio approvato dall’autorità di Pubblica Sicurezza che garantirebbe la possibilità di stipulare convenzioni con i Comuni, le Unioni di Comuni, gli Enti Parco, le Province, la Regione per attività di vigilanza, censimenti e per tutte le funzione proprie di chi deve controllare il territorio agro-silvo-pastorale.

Magari stipulando accordi anche con la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, gli Enti Parco ed altri soggetti che possono intervenire in modo sinergico in specifiche situazioni.

Insomma il modo per evitare che le campagne italiane siano terra di nessuno (o meglio aree di caccia di vandali, piromani e delinquenti organizzati) ci sarebbe, anche senza tirare in ballo il ritorno del CFS o una maggiore presenza dei Carabinieri Forestali sul terreno (peraltro necessaria). Servirebbero solo buonsenso, un pizzico di lungimiranza e volontà politica: tutte merci rare nell’Italia di oggi.

 

 

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