-Le presenze sottili nella natura-
Genius loci, lo chiamavano gli antichi latini. O anche Junius loci, se la sua connotazione era percepita come femminile. Ovvero lo Spirito del luogo, l’Essere che vive sul piano sottile ma legato fisicamente ad un dato contesto.

Un’apparente contraddizione e di dubbia scientificità, se pensiamo a questo universo solo dal punto di vista materiale, dove tutti gli oggetti inclusi gli esseri viventi debbono esistere uno accanto all’altro e dove non è possibile la compenetrabilità dei corpi. Ma una visione più comprensibile o quanto meno ipoteticamente possibile se cominciamo a considerare il mondo in cui ci troviamo come parte di un multiverso, ovvero un sistema complesso e compenetrato di universi esistenti contemporaneamente su diversi piani e dimensioni spazio-temporali. Uno scenario che non solo è quello verso la quale si sta orientando sempre di più la moderna fisica quantistica, ma che è anche quello descritto dalla Scienza dello Spirito, oltre che da numerose tradizioni esoteriche e spirituali, seppur spesso con linguaggi diversi che più che dalla scienza attingono alla sfera del simbolismo e dei miti.
Pertanto ogni luogo, sia naturale che antropico, è per così dire “abitato” da un’infinità di esseri, entità e creature, di cui solo una minima parte percepibili con i cinque sensi tradizionali. E se la biodiversità del nostro Pianeta che la scienza ufficiale riconosce è di circa 1,5 milioni di specie conosciute, molte di più sarebbero quelle indagabili sul piano sottile, sia di origine terrestre che appartenenti ad altri sistemi, ma che si trovano a frequentare a vari livelli e piani la Terra.
Naturalmente per uno studioso “serio”, magari regolarmente stipendiato (in genere poco) da una delle tante nostre prestigiose università, sarebbe inopportuno parlare di ondine, silfidi, gnomi o salamandre, così come di doppi, deiva, sirene, tritoni, elfi, fate, nani, troll o amenità del genere, da lasciare alle fantasie di romanzi come “Il signore degli anelli”.
Eppure non solo praticamente tutte le culture, antiche e moderne, parlano di creature di questo tipo, in una rara convergenza culturale planetaria quanto meno singolare, ma possiamo cominciare a trovare riscontri afferibili a questo “comparto” non manifesto (esoterico) se iniziamo ad indagare la natura che ci circonda con una metodologia che, accanto all’osservazione fenomenologica, utilizzi anche altri strumenti disponibili per la natura umana come l’immaginazione, l’intuizione e l’ispirazione. Ecco allora che i luoghi cominciano a parlarci e in essi avvertiamo presenze di vario tipo. Il tutto in un percorso lungo e complesso di cui queste righe sono solo un breve sintetico cenno e che va approcciato e condotto sempre alla luce della piena coscienza dell’Io, della sobrietà e del pieno discernimento, onde evitare di cadere facilmente in fantasie, autosuggestioni o allucinazioni. E senza dimenticare la cautela, ricordando che vanno evitate forzature e “fughe in avanti”, ovvero esperienze premature che non rispettino i nostri tempi evolutivi. Certe esperienze vanno fatte quando si è maturi per esse, un po’ come il famoso detto secondo il quale “quando il discepolo è pronto il maestro appare”.
Quando dunque arriviamo in un posto nuovo, per esempio su un’isola o in una valle alpina dove magari trascorreremo le vacanze, proviamo ad aprirci ad esso, in modo vigile ma disponibile. Con spregiudicatezza, come invitava a fare Rudolf Steiner. Ascoltiamo cosa ci dice quel luogo e magari, per buona educazione, presentiamoci e salutiamolo. Ciò dovrebbe valere in particolare quando entriamo in un Paese straniero, dove anche lo spirito di popolo è diverso dal nostro.
Ricordiamo che anche solo sino ad un paio di generazioni fa, quelle dei nostri nonni, quando al mattino i contadini si portavano sui campi e prima di iniziare il lavoro, essi facevano un pensiero di ringraziamento al Divino e durante il giorno mantenevano sempre vive una serie di attenzioni (oggi molti le definirebbero superstizioni), come ad esempio quella di non attraversare mai un campo in diagonale, onde evitare di irritare lo spirito del luogo. Ancora oggi in molte zone rurali del Sudamerica vi è l’abitudine del “pago”, ovvero un piccolo dono o pegno (es. una ciotola di latte o una monetina) che una persona lascia in un luogo nuovo in cui si deve inoltrare per ingraziarsi gli spiriti custodi.

Purtroppo oggi sono molti i luoghi dove lo spirito non risponde o dove si manifestano entità non propriamente benevole. Soprattutto le aree urbane o quelle fortemente trasformate presentano spesso anche una sorta di inquinamento sottile. Non parliamo poi di luoghi dove si manifestano forte emozioni in contemporanea da parte di migliaia di persone, come gli stadi, i palazzetti dello sport (dove si tengono spesso anche i concerti), i teatri e le sale cinematografiche, così come anche alcuni luoghi storici. L’accesso a molti di questi siti davvero dovrebbe essere vietato ai minori: uno per tutti il Colosseo, dove la morte di migliaia di uomini e animali ne ha pesantemente impregnato l’habitat profondo. Ed è facilmente immaginabile quale possa essere la situazione sottile in luoghi particolari come i campi di sterminio nazisti, visitati ogni anno (per certi aspetti giustamente) da migliaia di persone e che dovrebbero essere approcciati con particolare coscienza e con opportune protezioni.
Al contrario alcuni famosi luoghi sacri (ma oggi divenuti più dei musei che dei siti di culto) dove ci si aspetterebbero presenze importanti risultano invece desolatamente “vuoti” alla percezione sottile.
Anche alcuni segni della natura ci possono dare interessanti informazioni sulle presenze spirituali. In particolare gli alberi, meglio se isolati o in piccoli gruppi, sono spesso utili testimoni o essi stessi “portatori” dello Spirito di un luogo. Del resto anche una persona non particolarmente attenta a queste questioni ma dotata di buona sensibilità avverte la personalità e la “presenza” di un grande albero monumentale. Così come è relativamente facile provare immagini e percezioni particolari se si abbraccia una pianta o se ci si sdraia tra le erbe di un prato fiorito.
A volte camminando in un bosco si avvertono all’improvviso sensazioni inquietanti (una “pelle d’oca” improvvisa in assenza di variazioni climatiche non andrebbe mai ignorata) e magari, osservando con attenzione, si scorgono degli alberi stranamente piegati, con i rami o parte delle chiome che giungono quasi a terra in posizioni innaturali. A parte i casi simili dovuti al peso della neve, si possono però trovare situazioni che, per il periodo in cui ci troviamo o per la specie vegetale in esame, nulla hanno a che fare con gli effetti dell’inverno. Piuttosto in quei casi è facile invece che ci giungano immagini o sensazioni di violenza e morte. Molti alberi infatti (anche tra le piante vi sono quelle più o meno sensibili alle forze sottili) reagiscono così in presenza di anime umane disincarnate in modo improvviso e violento e che ne hanno come “marcato” il territorio. Per esempio nel nostro appennino, dove durante il secondo conflitto mondiale sono stati numerosi i casi di scontri a fuoco legati alla lotta partigiana, non sono pochi i luoghi con queste caratteristiche.
Tornando allo Spirito di un luogo, quando si comincia a sviluppare una certa sensibilità è interessante dialogare con esso. In molti casi queste entità si sorprendono che un essere umano li riconosca, abituati come sono ad essere ignorati. In altre situazioni troviamo spiriti come morenti, ovvero in procinto di distaccarsi da quel sito o divenuti apatici e indifferenti. Soprattutto nei boschi piantati dall’uomo ed ora semiabbandonati, come ad esempio molti castagneti, ciò è abbastanza diffuso. Inutile dire che quando uno spirito abbandona il luogo di cui ne era custode, magari da tempo immemore, i rischi che succeda qualcosa che porti distruzione a quel posto aumentano esponenzialmente.
Vi è poi tutta un’ampia bibliografia sugli spiriti delle case (vedi la serie de “I quaderni di Flensburg”), che in antroposofia sono spesso associati agli esseri elementari. Qui può essere interessante ricordare che tali entità si insediano in un nuovo edificio generalmente quando ne viene completato il tetto, momento decisivo per la sua costruzione tanto che sino a pochissimi anni or sono al raggiungimento di quel momento gli operai usavano piantare la bandiera italiana nel punto più alto.
Molto altro vi sarebbe poi da dire, per esempio sugli spiriti dei “luoghi di potere” come certi insediamenti megalitici o come le antiche piramidi egizie e maya, oppure sugli spiriti di prigionieri e schiavi morti, uccisi e murati all’interno di antiche mura, castelli od altri antichi edifici (tra cui le piramidi) e dove il loro sacrificio doveva consolidare, sul piano eterico, queste costruzioni, rendendole più salde e durature nel tempo.
Per il momento ci fermiamo però qui, certi di aver sollecitato a sufficienza l’immaginazione e la pazienza del lettore.