–I risultati del primo report annuale del Forum Nazionale sulla Biodiversità –
Degli otto milioni di specie viventi presenti sulla Terra, circa un milione è a rischio estinzione. Più dell’80% degli habitat in Europa versa in cattivo stato di conservazione con conseguenze anche sui servizi ecosistemici, come la capacità di assorbimento del carbonio o la resistenza agli stress climatici e antropici.
L’Italia è il paese europeo con la maggior abbondanza di specie, di habitat e con il maggior tasso di specie endemiche, con una presenza di ben 132 habitat tra i 233 elencati a livello UE. Oltre il 50% delle specie vegetali e il 30% delle specie animali di interesse conservazionistico comunitario sono endemismi italiani, ovvero si trovano solo all’interno dei nostri confini.
La tutela della nostra biodiversità è dunque obiettivo prioritario nelle strategie di conservazione della natura sia nazionali ma anche europee.
A tal fine, a circa un anno e mezzo dalla sua nascita, il National Biodiversity Future Center (NBFC), uno dei cinque grandi Centri di Ricerca finanziati dal PNRR e quello dedicato specificatamente al tema della biodiversità con un occhio particolare a quella mediterranea (non a caso la sede del Centro è a Palermo) presenta i primi risultati delle sue indagini.
Oltre ad aver concorso alla formazione di una nuova classe di ricercatori (quasi 600 tra PhD, assegnisti e ricercatori) e a coinvolgere nelle sue attività quasi 2000 studiosi di ogni ordine e grado, il NBFC ha svolto una preziosa opera di “disseminazione scientifica”, mettendo in rete e rendendo così disponibile in modo organico una massa di informazioni attualmente dispersa tra numerosi altri centri di ricerca, come musei ed università.
Le novità del lavoro svolto dal NBFC sono diverse ed includono anche un approccio nuovo, più moderno, al tema biodiversità, cercando di evidenziarne il valore trasversale in vari ambiti ed anche adottando nuovi approcci comunicativi.
Ad esempio al fine di parlare ad un pubblico sempre più vasto, NBFC si è dotato di una porta di accesso, il cosiddetto “Gateway della biodiversità”, un luogo fisico e virtuale dove i prodotti ottenuti grazie alla ricerca e le innovazioni tecnologiche (nuovi sensori, tecnologie informatiche e di AI, ecc.) possano diventare strumenti al servizio dei cittadini per concorrere alla conoscenza e conservazione della biodiversità ma anche per generare basi di innovazione per le imprese, per generare valore economico e sociale.
Il grande lavoro di sintesi dei dati disponibili ha poi consentito di tracciare un quadro aggiornato (e piuttosto preoccupante) della biodiversità nazionale.
Per esempio su un totale di 85 Ecosistemi terrestri individuati sul territorio nazionale ne abbiamo ben 58 a rischio (7 CR, 22 EN, 29 VU) . La loro superficie complessiva è il 19,6% del totale, ovvero quasi la metà 46,3%).dell’intera superficie coperta da ecosistemi naturali e seminaturali del Paese.
Approfondendo, vediamo la Flora, costituita da 8.241 specie e sottospecie di piante native, tra cui il 20% sono specie endemiche (1702 taxa). Del totale, ben 2500 taxa sono state valutate in pericolo da parte di ricercatori della Società Botanica Italiana (SBI). Considerando le sole specie endemiche, circa 300 taxa (quasi il 20%) sono a loro volta vicini alla soglia dell’estinzione.
Per la Fauna, l’ultimo aggiornamento del 2024 stima una presenza di circa 61.000 specie, di cui ben 38.500 specie sono insetti. Sul totale dei taxa della fauna terrestre e di acqua dolce il 20% è endemica o subendemica. Altissime percentuali di endemismo si registrano ovviamente tra gli insetti, ma anche tra i vertebrati: gli anfibi hanno il 31% di endemici e i pesci ossei d’acqua dolce il 18,3%. Addirittura alcune specie di piccoli mammiferi sono esclusivi dell’Italia (es. l’orso bruno marsicano).
Tra i vertebrati, gli uccelli presentano almeno 552 specie segnalate in Italia, di cui 280 nidificanti. Tra queste almeno il 26% sono minacciate.
Nell’erpetofauna, 17 specie di anfibi e 19 di rettili rientrano in categorie di minaccia della lista Rossa IUCN Italiana. Tra i 126 mammiferi, 59 sono di interesse comunitario.
Insomma un patrimonio di ricchezza naturalistica che non ha eguali a livello continentale, ma che è sempre più in pericolo: il 68% degli ecosistemi italiani non è in buono stato ambientale e il processo di consumo del suolo ha raggiunto la velocità di 2,4 metri quadrati al secondo, con 1.150 km2 distrutti negli ultimi 15 anni.
E ancora: l’aumento delle specie esotiche invasive in Italia negli ultimi 30 anni è stato del 96%; ben l’89% degli habitat di interesse comunitario è in stato di conservazione non ottimale; nel complesso circa il 30% delle specie è in pericolo o a rischio di estinzione.

Eppure la soluzione per la tutela delle biodiversità è la biodiversità stessa, che garantisce:
- Funzionamento degli ecosistemi: ovvero stabilità, resilienza e relazione funzionali negli ecosistemi (i famosi “servizi ecosistemici”).
- Adattamento ai cambiamenti climatici, mitigandone gli effetti e riducendone l’impatto di fenomeni catastrofici estremi come le inondazioni, le ondate di calore e gli smottamenti.
- Sostenibilità sociale ed economica: è un volano di giustizia ed equità sociale e la base per sviluppare processi produttivi sostenibili, dei green job e di molte attività primarie per l’uomo come pesca, allevamento e agricoltura.
- La salute delle persone: il loro benessere psico-fisico è strettamente connesso alla biodiversità dell’ambiente in cui vivono.
- Salvaguardia della cultura e delle tradizioni: per l’Italia la biodiversità non è solo natura, ma è alla base della cultura, della storia del nostro Paese e ne determina di fatto l’identità.
E’ dunque importante incrementare iniziative su tutto il territorio nazionale e non solo nelle aree protette, che consentano di aumentare la piena consapevolezza di questi valori, capendo che la tutela della biodiversità non è un gadget, ma un aspetto fondamentale per la salvaguardia della natura e del paesaggio italiano, oltre che per l’economia stessa.
A tal fine sarebbe auspicabile che l’ NBFC proseguisse la propria azione anche dopo il 31 dicembre 2026, momento di conclusione del PNRR.