-Dalla ministra austriaca dell’ambiente all’europarlamentare-cacciatore Pietro Fiocchi, 13 protagonisti, nel bene e nel male, del percorso che ha condotto all’approvazione della legge europea sul ripristino della natura- 

La recente ed insperata approvazione dell’importantissimo Regolamento europeo sul ripristino della Natura (Nature Restoration Law) decisa grazie al voto, contro il suo stesso governo, della ministra dell’Ambiente austriaca Leonore Gewesslesser, ci fornisce l’occasione di analizzare il comportamento dei politici su questa vicenda. A parole i nostri rappresentanti, a cominciare da quelli italiani, sono tutti amici della natura e della biodiversità, ma quando poi si tratta di ubbidire alle logiche di partito o a interessi che certo non sono quelli dei cittadini europei ed italiani, i comportamenti cambiano assai. Vediamolo in dettaglio e ricordiamocelo quando andremo a votare la prossima volta (se ci andremo ancora).

Per fare ciò prendiamo spunto dall’interessante commento di Danilo Selvaggi, direttore generale della LIPU/Birdlife Italia, che condividiamo totalmente.

Va infine ricordato che l’Italia, assieme ad altri cinque paesi, ha deciso di votare contro a questo Regolamento, schierandosi purtroppo ancora una volta, su posizioni antistoriche e particolarmente ottuse.

Semaforo verde

1. FRANS TIMMERMANS

“Può essere considerato il padre istituzionale della Restoration Law e di tutto il pacchetto del Green deal. Vice presidente della Commissione europea fino ad agosto 2023, le sue dimissioni (anche per contrastare la protesta dei “trattori” in Olanda) hanno fatto temere il peggio.

2. VIRGIL SINKEVICIUS

Il commissario europeo all’Ambiente ha sempre assicurato l’appoggio alla Restoration Law, nonostante le pressioni di molti settori dell’industria e, da un certo punto in poi, del Partito Popolare Europeo.

3. CESAR LUENA

Relatore della Restoration Law, è stato colui che, in Parlamento europeo, il 9 giugno 2021, ha chiesto che la biodiversità europea avesse una legge. Appunto, la Restoration Law. Decisiva la sua gestione del percorso.

4. PASCAL CANFIN

Presidente della “Environment Committee” del Parlamento europeo, ha condotto ottimamente le trattative e le votazioni, favorendo in modo leale e corretto la Restoration Law (passata da confronti all’ultimo voto) e risultando infine uno dei fattori del successo della legge.

5. TERESA RIBERA

La ministra dell’Ambiente spagnola ha trattato il tema della Restoration Law specialmente durante il semestre della presidenza spagnola dell’Unione europea (luglio-dicembre 2023), nella delicata fase prefinale del percorso. Pieno e fattivo il suo appoggio all’approvazione della legge.

6. EAMON RYAN

Di grande importanza è stata l’iniziativa, stimolata dal ministro dell’ambiente irlandese Eamon Ryan, degli undici ministri europei che il 15 maggio scorso hanno scritto ai colleghi europei chiedendo l’approvazione della Restoration Law. Bellissimo il discorso del ministro Ryan a sostegno dell’iniziativa: “Le persone dipendono dalla natura molto più di quanto pensiamo. Non si tratta soltanto di proteggere il mondo naturale ma di proteggere la civiltà e la vita come la conosciamo. Approviamo questa legge fondamentale”.

7. “SANTA” LEONORE GEWESSLER D’AUSTRIA

Quando tutto sembrava perso, la ministra verde dell’Ambiente austriaca, Leonore Gewessler, sulla base di una posizione legale solida e comunque con grande coraggio, ha votato sì alla Restoration Law, in dissidio con il Partito Popolare con cui i verdi sono al governo in Austria, assicurando così il voto che mancava. Il suo nome entra di diritto nella storia dell’ambientalismo internazionale. Leonore Gewessler, santa subito.

-Semaforo Giallo

8. ALAIN MARON

Pur mantenendo, il Belgio, l’astensione nel voto finale alla legge, il ministro dell’Ambiente belga, Alain Maron, ha contribuito a creare le condizioni, in un momento drammatico per la Restoration Law, affinché la legge andasse al voto del Consiglio dell’Ue e potesse infine trovare il voto mancante dell’Austria. Meriterebbe quasi il verde.

-Semaforo rosso

9. MANFRED WEBER

Il voltafaccia del Partito Popolare Europeo e del suo presidente Weber, rispetto al Green deal, ha rappresentato il grande evento in negativo per il percorso comunitario della transizione ecologica. In questo contesto, la Restoration Law è stata il bersaglio principale dei popolari, tra esasperazioni e fake news (“La legge scatenerà una crisi alimentare”) e vere e proprie boutade, tra cui quella di Babbo Natale: se approvata, la Restoration Law comporterà una rinaturalizzazione di Rovaniemi, la città di Babbo Natale, sfrattando Santa Klaus e gettando nella disperazione i bambini di tutto il mondo.

10. URSULA VON DER LEYEN

A proposito di voltafaccia, quello della presidente della Commissione europea non è da poco. Partita con l’endorsement all’intero pacchetto del Green deal, visto come la missione guida della nuova Europa, von der Leyen ha raffreddato il suo appoggio fino al cambio totale di posizione, ben oltre i necessari compromessi. Bocciatura di tutte le misure agroecologiche, porte aperte ai trattori, scivoloni su lupi e direttive, abbandono del progetto Restoration Law. Male, molto male.

11/12. PIETRO FIOCCHI, NICOLA PROCACCINI

Tra gli europarlamentari conservatori di Ecr, grandi oppositori della Restoration Law, gli italiani si sono ritagliati un proprio ruolo. Due nomi, molto diversi tra loro ma emblematici: il deputato-cacciatore Pietro Fiocchi, distintosi in un discorso memorabile alla plenaria del Parlamento europeo nel quale identificava i siti della rete Natura 2000 come “luoghi di spaccio e prostituzione”, e Nicola Procaccini, la cui azione, più raffinata e ideologica, mira a creare un ambientalismo alternativo, conservatore, ispirato alla filosofia dei “bei vecchi tempi andati”. La Restoration Law, ha dichiarato Procaccini, “parte dal presupposto che gli esseri umani sono dannosi per la natura. Una misura deleteria che… rappresenta un attacco feroce a chi vive e lavora nella natura, come gli agricoltori, e comporterà costi economici e sociali elevati, riducendo inoltre il prezioso contributo dell’uomo al mantenimento del territorio”. Insomma, sostiene Procaccini, dobbiamo rimettere l’uomo al centro, come se non fossimo già abbastanza al centro, ai lati e in ogni luogo.

13. GILBERTO PICHETTO FRATIN

Un anno e mezzo fa il ministro italiano dell’Ambiente, Pichetto Fratin, tenne un discorso al Consiglio dell’Ue in cui esaltava l’importanza delle nuove politiche europee sulla biodiversità. Nella riunione di un comitato ministeriale mi complimentai personalmente con il ministro, che mi rispose: “Continueremo a garantire l’appoggio”. Così non è stato. Anzi, il ministro si è opposto alla legge, ha fatto propria la narrativa di Coldiretti ed ha latitato dal dibattito pubblico sul tema, che avrebbe meritato comunque una presenza. Niente. Zero. Nada. L’imbarazzante silenzio del ministro all’approvazione della legge è il segno di una sconfitta totale, non solo nei voti ma nel pensiero, nella visione, nella parola, nella comprensione dei tempi che viviamo e dei cambiamenti che finalmente richiedono.

Fa male a piangere, signor ministro. Dovrebbe gioire” – D.S.

 

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Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.