Favoriamo lo sviluppo di tunnel o viadotti verdi pensati per facilitare il passaggio degli animali.
La frammentazione ecosistema globale causata dalle strade è un problema molto importante che incide sulla conservazione degli ecosistemi naturali e sulle comunità animali e vegetali che in essi vivono è la loro frammentazione a seguito di infrastrutture lineari costruite dall’uomo: strade, ferrovie ma anche elettrodotti e canali artificiali spezzano il territorio in parcelle sempre più piccole, riducono la continuità ecosistemica ed ostacolano il movimento della fauna selvatica. Una recente ricerca pubblicata su Science ha esaminato gli effetti prodotti a livello mondiale sulle biocenosi selvatiche a seguito della frammentazione causata dalle strade, di ogni ordine e grado.
Tra l’altro le strade non si limitano a frammentare il paesaggio (naturale ma anche agricolo), ma favoriscono lo sviluppo di forme intensive di colonizzazione antropica e di conseguenti processi di degrado. Come ci racconta la storia di famose strade, come la Transamazzonica, dietro alle strade arriva “la civiltà” con tutto il suo ampio corollario di problemi.
Questa ricerca ha evidenziato innanzitutto che circa l’80% della superficie terrestre rimane senza strade, ma questa superficie è frammentato in circa 600.000 parcelle, oltre la metà delle quali è di dimensioni inferiori al chilometro quadrato, mentre il 7% di esse è più grande di 100 chilometri quadrati. La protezione delle aree non attraversate da strade è nel complesso inadeguata e scarse sono le azioni finalizzate ad evitare che questi processi di frammentazione continuino. Solo nei paesi più industrializzati, il cui territorio è stato ormai pesantemente ridotto a pezzetti, si stanno timidamente sviluppando progetti di deframmentazione, volti soprattutto ad individuare e ricostruire soprattutto i principali corridoi ecologici e i cosiddetti sovra o sottopassi faunistici, ovvero delle specie di tunnel/viadotti verdi pensati proprio per facilitare il passaggio degli animali.
Anche in Italia, soprattutto al Nord, il problema è sempre più sentito, considerando che nel nostro Paese la sola rete autostradale si sviluppa per oltre 6.757 chilometri (al giugno 2014), pari a 22 km ogni mille km di superficie territoriale (ovvero il 9,2% della rete autostradale europea), a cui andrebbero poi aggiunti gli oltre 175.000 Km. di strade statali e provinciali. Una rete densamente trafficata che è sempre più difficile da attraversare per molti animali selvatici e che costituisce una vera e propria “asse della morte”, per lo più sottovalutata ma da cui si diffonde un costante inquinamento aereo-acustico (vivere entro 50 mt. da una strada trafficata aumenta del 50% il rischio di contrarre un tumore ai polmoni).