Prima fu il Covid, poi la guerra, ora l’acqua, e poi…
Prima fu in Covid, presentato in varie ondate sempre in agguato, e l’urgente necessità di fare le indispensabili vaccinazioni (I, II, III, IV, V?); poi la guerra in Ucraina, che è diventata improvvisamente il centro del mondo anche come fornitura di materie prime (ma noi la maggior parte del grano non lo importavamo dal Canada?); ora l’acqua, con la siccità che ci costringe a razionarla (come se fosse una novità!). E naturalmente sullo sfondo altre piccole e grandi emergenze che emergono a seconda dei momenti (verrebbe a dire delle necessità): il vaiolo delle scimmie, la crisi economica, la disponibilità di gas e l’energia, il riscaldamento climatico, ecc.
Insomma sembra un caso (un caso?) ma c’è ne è sempre una, per tenerci in tensione sulla corda, immersi nella paura, per alimentare cattive emozioni come odio, angoscia e risentimenti. Sembra quasi che la Vita e le circostanze non vogliano proprio mai farci tirare il fiato, che ci facciano sentire sempre più fragili, esposti, dipendenti, assediati… direi circondati da continue avversità sempre più grandi di noi. Di fronte alle quali ci sentiamo sempre più impotenti e dove sembrerebbe che l’unico atteggiamento possibile sia la resa o la fuga (ma dove, visto che tutto il Mondo è più o meno in queste condizioni), e affidarci ai vari “poteri forti”, qualcuno che ci protegga e sappia cosa fare.
Ovviamente delegando i nostri spazi di libertà, di autonomia e di decisione, che peraltro ci sembra valgano sempre meno, a fronte di valori in continua ascesa come la sicurezza e la comodità.
Ed allora ecco che le risorse materiali ed intellettuali i governi, le istituzioni e “le autorità” di tutto il Mondo (almeno di quello occidentale, che in realtà è solo una parte, seppur prepotente e rumorosa, del pianeta) le stanno destinando non certo a migliorare la Sanità o l’Istruzione, oppure per prevenire le varie catastrofi ambientali in corso ed imminenti (nonchè previste e prevedibili da anni), ma piuttosto alle tecnologie (possibilmente digitali e di bioingegneria), agli armamenti, allo studio di improbabili e preoccupati materiali per ogni settore della vita umana, allo sviluppo di onnipresenti e sempre più diffusi sistemi di comunicazione e di controllo dell’individuo.
In tal senso basta vedere come sono state distribuiti i denari per il PNRR (Piano Nazione dal Ripresa e Resilienza: resilienza verso che cosa?) italiano. Il grosso delle risorse va per l’elettrificazione e digitalizzazione del Paese, sapientemente comunicate come scelte strategiche per il nostro progresso e benessere e condite con un pizzico di ecologia (la famosa “transizione ecologica”) che oggi non si nega a nessuno.
Fermorestano il dimostrare l’effettiva utilità di questi sistemi nella nostra vita reale di tutti i giorni (cosa mi cambia se invece di scaricare un film in cantina in 5 secondi devo salire in casa e ci metto un minuto? O se non posso accendere a distanza la lavatrice o il riscaldamento ma devo schiacciare a mano un pulsante? O se devo usare ancora i sempre più malvisti denari contanti invece che una carta digitale e, presto, di un microchip innestato nella mano? Et cetera). Vale la pena a questo punto porre qualche pensiero in più sui significati profondi di queste che sono a tutti gli effetti non catene di casualità ma vere e proprie strategie mondiali.
E non ho nessuna intenzione di mettermi a fare il complottista (che peraltro non sono).
Mi limito solo ad invitare il lettore ad usare sempre di più la propria capacità critica ma anche il proprio discernimento interiore non fermandosi solo alle pur importanti questioni esteriori.
Per esempio è evidente che l’impiego massiccio e capillarmente diffuso di determinate tecnologie (si pensi al famoso 5G e 6G), senza essere opportunamente testato nei tempi e nei modi, solleva legittimi dubbi (eufemismo!) di pericolosità sulla salute. Così come l’impiego di nanotecnologie e dell’ingegneria genetica in settori delicatissimi come quello alimentare, agricolo o della medicina e della salute.
Ma dovremmo anche pensare a quali effetti possono realmente avere sulla natura umana ed in particolare sulla nostra costituzione profonda queste azioni di elettrificazione e digitalizzazione del mondo, ma anche di sviluppo del modo virtuale a livelli sempre più pervasivi (ora si parla pure di Metaverso).

Elettrificare e digitalizzare la nostra società, e di conseguenza anche i singoli individui immersi perennemente all’interno di campi elettromagnetici sempre più potenti, significa sfilacciare e depravare il nostro lato animico-spirituale, farlo diventare sempre più materiale e materialista, ovvero stimolare sempre di più le parti “basse” dell’essere umano, le forze del nostro lato oscuro interiore.
Con effetti di complessivo indebolimento del nostro essere (a cominciare dalla nostra vitalità e, di conseguenza, del nostro corpo fisico), con aumento di paura, rabbia, odio, perdita di lucidità mentale, solitudine, diminuzione di consapevolezza e quindi, progressivamente, di socialità, voglia di stare insieme, di capacità di occuparsi degli altri e, in estrema sintesi, aumento dell’egoismo e riduzione della capacità di amare, che poi è la prima virtù dell’essere umano.
In pratica sono processi che spingono verso una progressiva animalizzazione, ovvero disumanizzazione, della nostra specie. Quindi verso il sub-umano, anche se oggi si parla di transumanesimo.
Perché ciò avviene? Chi c’è dietro a tutto ciò e che interessi ha affinchè l’Uomo diventi una sorta di zombie?
In un successivo articolo proverò a proporre qualche riflessione in tal senso.
Nel frattempo state a contatto con la Natura, sviluppate la socialità, difendete la vostra individualità e personalità (son due cose diverse), non abbiate paura dell’impegno e della fatica e battetevi sempre per la vostra libertà, a tutti i livelli. Sono le basi per rimanere sani e vivere una vita piena e che abbia un reale significato.