Dall’agricoltura convenzionale alle varie forme di agricoltura biologica.

1. Quale agricoltura: chiariamoci le idee

Oggi le attività agricole sono declinate in una miriade di sottocategorie che spesso confondo il lettore/consumatore. Dall’agricoltura di precisione sino alla cosiddetta agricoltura 4.0, si fa davvero fatica a capire di cosa stiamo parlando. Anche nel vastissimo settore dell’agricoltura biologica le specifiche si sprecano, con ulteriore difficoltà a capirci qualcosa. Pensando dunque di fare un po’ di chiarezza in merito, vi presentiamo questo breve dossier, dove sono elencate la gran parte delle principali categorie di agricoltura, con uno specifico approfondimento su quelle appunto indicate come “biologiche”.

1.1 Agricoltura convenzionale

Ricordiamo che oggi la maggior parte dell’agricoltura italiana è ancora gestita secondo tecniche di AGRICOLTURA INDUSTRIALE INTENSIVA, DETTA ANCHE AGRICOLTURA CONVENZIONALE, ovvero con l’impiego massiccio di prodotti chimici per sostenere i processi colturali (fertilizzazione, controllo parassiti e infestanti, regolazione chimica dei suoli, ecc.) e con l’impiego di ibridi, cloni e cultivar selezionati in laboratorio per aumentare le rese produttive e resistere al meglio agli stress ambientali (es. siccità, gelo, allettamento, ecc.)

1.2 Agricoltura integrata

L’AGRICOLTURA INTEGRATA è invece un forma di agricoltura industriale intensiva che però per alcuni aspetti (es. controllo di parassiti) comincia ad introdurre tecniche meno impattanti dal punto di vista ambientale. L’agricoltura Integrata è quindi un metodo di produzione che prevede l’adozione di tecniche compatibili con la conservazione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, attraverso la minimizzazione dell’uso dei prodotti chimici di sintesi (che però si usano ancora) ed il controllo dell’intero processo produttivo, privilegiando tecniche colturali di tipo agronomico e la lotta guidata per la difesa dai patogeni. Le normative e le linee guida che regolano le produzioni integrate, specificano le prescrizioni aggiuntive rispetto alla normativa generale, hanno un inquadramento nazionale e prevedono una certificazione di parte terza; i disciplinari di produzione integrata possono avere un ulteriore dettaglio regionale che, in alcuni casi, ha previsto l’adozione di marchi a hoc. I “prodotti da agricoltura integrata”, che quindi NON SONO di agricoltura biologica, sono distribuiti anche con marchi privati all’interno di filiere controllate.
E veniamo dunque alla cosiddetta AGRICOLTURA BIOLOGICA, termine che la dice lunga in quanto in realtà tutte le forme di coltivazione di prodotti della terra, essendo comunque di origine vivente, dovrebbero appunto essere biologiche.

1.3 Definizione ufficiale di agricoltura biologica (AIAB)

“Il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi). Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo”. Tali tecniche escludono quindi l’impiego di concimi, fitofarmaci e medicinali veterinari chimici di sintesi, e Organismi Geneticamente Modificati (OGM).
Pertanto secondo tale definizione l’agricoltura biologica tradizionale è un modello colturale conservativo, che cerca di produrre secondo il mantenimento di dinamiche naturali, senza intaccare troppo il capitale naturale (la fertilità di suoli e dei vegetali) ed integrandolo con concimi naturali e lavorazioni rispettose degli agroecosistemi.

1.4 Termini di legge: quando un’agricoltura è riconosciuta ufficialmente biologica

Esiste un’agricoltura biologica di contenuti ed una di regolamenti ed etichette riconosciute ufficialmente. Non è detto che un biologico “ufficioso”, senza etichette, sia meno efficace di uno “ufficiale”.
Il percorso legale e formale per diventare agricoltore biologico in Italia, valido per tutti i paesi europei, è individuato dal Regolamento europeo n. 834/2007 e dai successivi regolamenti attuativi (il più importante dei quali è il Reg. (CE) n. 889/2008 e succ.modifiche), che contengono l’insieme delle disposizioni da rispettare per le produzioni vegetali e animali biologiche (produzione, trasformazione, etichettatura e controllo), assieme alle regole (Reg. (CE) n. 1235/2008 e Reg.Esecutivo UE n.2020/25 ) per importare da paesi terzi. In Italia un recente strumento attuativo di tali regolamenti è il Decreto di modifica del Decreto ministeriale 18 luglio 2018, n. 6793.
Tutti i vari regolamenti, che da quelli europei e nazionali hanno poi tutte le varie derivazioni regionali e di filiera, oltre alle prescrizioni generali e di dettaglio contengono poi le liste positive ammesse nelle diverse fasi di produzione degli alimenti e le specifiche per documentare il processo produttivo e il sistema di controllo e certificazione.
Tra le azioni fondamentali per avere il riconoscimento di coltivazione biologica è la “riconversione” o “messa riposo” da trattamenti chimici dei terreni in precedenza coltivati in modo convenzionale. La normativa comunitaria definisce tale periodo di conversione di una azienda, dalla data di presentazione della notifica ai successivi due anni per le coltivazioni erbacee e a tre per le coltivazioni arboree; in questa fase i prodotti provenienti da tali coltivazioni non possono essere etichettati come prodotti biologici, ad eccezione dei prodotti vegetali e derivati che possono riportare la dicitura “prodotti in conversione all’agricoltura biologica”.
Si ricorda infine che da molti mesi è in discussione una nuova proposta di legge nazionale sull’agricoltura biologica, attualmente ferma in Senato dopo i rallentamenti dovuti al Covid.

2. Varie forme di agricoltura biologica

Dal punto di vista agronomico-colturale, non esiste un unico tipo di agricoltura biologica, proprio come non esiste un unico tipo di insalata, un unico tipo di terreno o un unico soggetto (l’agricoltore) che li coltiva. I Regolamenti UE e Nazionali sull’agricoltura biologica cercano di standardizzare processi e colture, ma poi in realtà il discorso è molto più esteso (ed interessante), tanto è vero che sentiamo parlare di vari tipi di agricoltura, che di seguito appunto descriviamo. Tutte queste tecniche, spesso molto creative e fantasiose, potranno essere ANCHE biologiche “ufficiali” (ovvero essere ricondotte entro le norme ed i regolamenti sopra citati) ma anche, più spesso, infischiarsene delle “carte” ed essere biologiche de facto ma non riconosciute come tali dalla legge.
In questi casi, come spesso capita, la differenza la farà la conoscenza diretta di chi e come coltiva. Ovviamente un prodotto coltivato in modo bio, ma che non è stato registrato ufficialmente come tale non potrà essere venduto con etichette che lo definiscono derivante da agricoltura biologica.

2.1 Agricoltura biologica tradizionale

Come detto è quella che segue le certificazioni dei Regolamenti Europei sopra ricordati, ma è anche quella “del nonno”, ovvero tutti quei sistemi di coltivazione biologica non certificati ma che di fatto lo sono nei contenuti, utilizzando spesso tecniche e conoscenze agricole tradizionali più o meno antiche, magare con piccole soluzioni di riammodernamento.

2.2 Agricoltura conservativa

E’ un tipo di agricoltura biologica che si propone di combinare produttività e sostenibilità con l’applicazione di tre principi: minor disturbo del suolo con le lavorazioni, sua copertura permanente e diversificazione colturale. Aumenta la vitalità e la fertilità dei terreni, potenziando la biodiversità, accumula sostanza organica nei suoli, producendo ‘crediti di carbonio’, riduce l’erosione e migliora le funzioni ambientali del territorio, mitigando gli effetti del cambiamento climatico. E’ i il punto di partenza per una gestione sostenibile della produzione agricola, riducendo i costi ed i consumi energetici (fonte: FAO). L’agricoltura conservativa ancora non ha standard definiti da normative ma alcune tecniche sono incentivate nei Piani di Sviluppo Rurale attuati dalle Regioni.

2.3 Agricoltura blu

L’agricoltura blu è la via italiana dell’agricoltura conservativa, integra tecnologie agronomiche e mezzi tecnici in grado di aumentare la sostenibilità delle filiere di produzione agricola, attraverso la conservazione della fertilità del suolo, la conservazione dell’acqua e delle energie e la tutela climatica; quindi mira a contrastare gli effetti secondari sfavorevoli conseguenti alla semplificazione degli ordinamenti culturali ed alla gestione intensiva del suolo tramite arature profonde con inversione degli strati di suolo, lavorazioni ripetute e periodi con suolo nudo, quali ad esempio emissioni di CO2, alti consumi energetici, riduzione della biodiversità e della fertilità dei suoli e inquinamento delle acque. Questo approccio contribuisce alla conservazione dell’ambiente mantenendo la produzione agricola con minori costi.

2.4 Varie forme di agricoltura biologica rigenerativa

Sino ad ora abbiamo visto forme di agricoltura biologica conservative, ovvero che cercano di coltivare senza depauperare “il capitale maturale” e di ripristinarlo al meglio. Di seguito però ricordiamo sistemi, sempre di agricoltura bio, che invece tra le loro finalità hanno anche quello di migliorare la situazione , per esempio bonificando terreni ed incrementando la vitalità di suoli e di vegetali. Pertanto dal nostro punto di vista una vera agricoltura biologica “TOP DI GAMMA” è quella che segue i protocolli riconosciuti ma che adotta una delle seguenti metodologie rigenerative.

2.4.1 Agricoltura biodinamica e scuole derivate (es. agricoltura omeodinamica, metodo Techineos, metodo Trinium, ecc.).

L’agricoltura biodinamica fu fondata nel 1924 dallo scienziato e filosofo austriaco Rudolf Steiner. Essa si basa non solo sul massimo rispetto e sull’approfondita conoscenza dei cicli naturali, ma anche di tutte le influenze cosmiche e spirituali che possono interagire con gli agroecosistemi, con le piante e con gli animali. Una visione olistica molto ampia ed articolata dell’agricoltura che tra l’altro richiede anche un adeguato livello di consapevolezza da parte dell’agricoltore stesso, che quindi è molto più che un semplice contadino-manovale.
Da tale filone principale biodinamico messo a punto da Steiner e dai suoi discepoli, si sono poi sviluppate, soprattutto negli ultimissimi decenni, una serie di “correnti” che hanno introdotto ulteriori elementi gestionali, nonché l’impiego di prodotti aggiuntivi, per esempio tratti dall’omeopatia o dall’acqua “informata”. Per chi non se ne intende e non ha tempo e voglia di approfondire, tutte queste nuove “correnti” le possiamo comunque considerare all’interno della più ampia agricoltura biodinamica, che rimane comunque la più attenta e completa ai processi vitali su tutti i livelli.

2.4.2 Permacultura

La parola “permacultura” è stata creata dagli americani Bill Mollison e da David Holmgren a metà degli anni ‘70 del XX secolo per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali ed animali perenne o auto-perpetuante, ed utile all’uomo. All’inizio significava “permanent agriculture”, agricoltura permanente. Una definizione più corrente di permacultura è la seguente: “terreni progettati coscientemente in modo da riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali”. Le persone, i loro edifici ed il modo in cui organizzano se stessi sono centrali nella permacultura. Perciò la visione della permacultura di una agricoltura permanente o sostenibile si è evoluta in una cultura permanente o sostenibile. In estrema sintesi la Permacultura è un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico; essa quindi non è limitata alla sola agricoltura, ma anche a tutti i vari manufatti umani di corredo ad essa.

2.4.3 Agricoltura sinantropica

L’agricoltura Sintropica è una metodologia agricolturale biologica capace di produrre cibo mentre si gestisce e si ripristina un ecosistema.
È stata sviluppata in Brasile dal ricercatore e agricoltore svizzero Ernst Götsch durante gli ultimi 50 anni . La sua tecnica dimostra essere benefica per l’ambiente, economicamente attuabile ed in grado di migliorare le società attraverso la produzione di cibo altamente nutriente senza l’ausilio di input esterni. Questo approccio è applicabile su piccola e su grande scala, in tutte le zone climatiche produttive.
In pratica si applicano i principi dell’evoluzione degli ecosistemi naturali a quelli coltivati, coltivandoli insieme. La sinatropia (tendenza alla convergenza) è un concetto relativo alla spontanea complessificazione dei processi naturali e della vita nonchè una variabile complementare all’entropia (tendenza alla divergenza).

2.4.4 Agroforestazione e foreste edibili

E’ un’ulteriore specializzazione dell’agricoltura sinantropica appena vista. Si basa sulla coltivazione del bosco in abbinamento a specie edibili (sia arboree sia erbaceo-arbustive) per raggiungere obiettivi multifunzionali: per preparare suoli fertili (anche bonificandoli e purificandoli, ove servisse), per produrre cibo, per sequestrare carbonio, per aumentare la biodiversità, per migliorare il microclima e le capacità di resilienza ai cambiamenti climatici dei paesaggi locali.

2.4.5 Agricoltura organica rigenerativa (AOR)

Si tratta di un’altra una disciplina teorico-pratica che attinge da differenti approcci ed esperienze agricole che hanno attraversato il secolo scorso e quello attuale, combinando le pratiche tradizionali con le moderne conoscenze scientifiche. I suoi valori-obiettivi principali sono essenzialmente quattro, tutti incentrati su azioni rigenerative:

  • Rigenerare il suolo
  • Rigenerare gli ecosistemi e la biodiversità
  • Rigenerare le relazioni tra gli esseri viventi
  • Rigenerare i saperi

2.4.6 Metodo Fukuoka

Prende il nome da Masanobu Fukuoka, botanico e filosofo giapponese, pioniere della agricoltura naturale o del non fare, autore di testi-guida come “La rivoluzione del filo di paglia” e “The Natural Way of Farming”. Il metodo di Fukuoka tenta di riprodurre quanto più fedelmente le condizioni naturali. Il terreno non viene arato e la germinazione avviene direttamente in superficie, dopo aver mescolato i semi, se necessario, con argilla e fertilizzante (questo consente di ridurre il numero di semi necessari).

 

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