Il recente caso dei circa quaranta satelliti per telecomunicazioni del progetto Starlink di Elon Musk messi fuori uso da una forte tempesta solare, ci ricorda quanto importante e potente sia l’influenza del Sole sul nostro Pianeta, a tutti i livelli.

Sia sui sistemi biologici ma anche con effetti diretti che toccano aspetti meteorologici, climatici, geologici ed addirittura, appunto, infrastrutturali. Da quest’ultimo punto di vista il rapporto tra la nostra stella e gli impianti elettromagnetici che sempre di più stanno caratterizzando il nostro periodo storico (non a caso ribattezzato Antropocene) è oggi particolarmente delicato.
Infatti le famose tempeste solari, emesse periodicamente e legate all’attività della nostra stella, possono scagliare nello spazio, ed arrivare facilmente anche sulla terra, enormi quantità di particelle e di radiazioni elettromagnetiche, con conseguenze disastrose per i nostri sempre più sofisticati ma anche delicati sistemi elettronici. Il cosiddetto “vento solare” che caratterizza questi eventi cosmici è appunto un flusso ininterrotto di particelle costituite essenzialmente da protoni ed elettroni che interagisce con il campo magnetico terrestre, causando il riscaldamento dell’atmosfera e l’aumento della densità alle “basse altitudini” nelle quali ad esempio i satelliti di Elen Musk sono dispiegati.

Eppure la tempesta solare dello scorso 7 febbraio 2022 non è stata neppure una delle più forti. L’evento di questo tipo più potente sino ad oggi conosciuto è infatti accaduto il 1 settembre 1859, con un brillamento solare dovuto a potenti eruzioni sulla superficie del sole che scagliarono nello spazio sciami di particelle e radiazioni che, quando colpirono la Terra, causarono una tempesta geomagnetica, osservata in particolare dagli astronomi britannici Richard Carrington e Richard Hodgson.

La tempesta generò aurore boreali visibili fino a Roma e a Cuba, mandando in tilt le linee telegrafiche dove fuse i cavi di rame, ottimi conduttori che captavano le correnti elettriche generate nella ionosfera terrestre dall’evento. E andò bene che a quei tempi (solo 162 anni fa) non esistevano sistemi elettronici. Oggi, un evento simile causerebbe black out elettrici estesi in gran parte del pianeta, mandando ko almeno il 50% dei satelliti e facendo saltare centrali elettriche, mandando fuori uso i radar ed i computer di aerei e navi e causando danni che presumibilmente richiederebbero anni per essere ripristinati.

Pertanto alcuni Paesi, a partire dagli USA, si sono organizzati per difendersi da eventi di questo tipo, mentre in Italia manca un piano nazionale per far fronte a un’emergenza dovuta a una tempesta geomagnetica estrema.
Il Piano americano coinvolge Protezione civile, Guardia Nazionale ed esercito, prevedendo un coordinamento nazionale e la collaborazione fra gli Stati, che andranno in soccorso della popolazione con generatori elettrici, acqua, cibo e carburante. Inoltre i principali centri di controllo (es. quelli della difesa o della NASA) hanno predisposto apposite schermature (spesso in piombo). In Italia invece non esiste niente del genere per far fronte a un’emergenza da tempesta geomagnetica estrema, per fronteggiare la quale sarebbe poi meglio predisporre un Piano a livello europeo.
Vorrà dire che, se capitasse nei prossimi anni, potrò rispolverare la mia vecchia Renault R4, con accensione di emergenza a manovella!

 

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