Tra le numerose caratteristiche che distinguono la nostra specie dalle altre, ve ne sono almeno tre collegate al suo cammino evolutivo.
La prima è infatti proprio quella che vede l’Uomo ancora in evoluzione, nel senso più estensivo del termine. Siamo cioè una specie che non si limita a ricercare continui adattamenti, più o meno accentuati nei confronti dell’ambiente esterno ed interno (come peraltro fanno, in modo più o meno plastico ed efficace, tutte le specie viventi), bensì vi è la percezione che siamo una creatura che per molti versi deve ancora esprimere in modo completo le proprie qualità e potenzialità. Soprattutto dal punto di vista intellettuale, dell’autocoscienza e dell’etica, come si può peraltro osservare confrontando il livello raggiunto dagli individui più evoluti sotto questi punti di vista rispetto alla massa delle persone.
Tra l’altro, come scriveva già il filosofo Pseudorufino attorno al 1100 d.C. “L’Umanità va avanti grazie a pochi”, la nostra è una specie il cui cammino evolutivo è per molti aspetti “tirato” dai soggetti che già hanno raggiunto determinati livelli e che, seppur in modo discontinuo ed eterogeneo, soprattutto attraverso meccanismi culturali e la potenza dell’esempio pian piano si “tirano dietro” (molti) tutti gli altri.
Ovvero la nostra specie è, a livello generale, ancora incompleta e quindi, rispetto alla maggioranza di quelle del mondo naturale che sono in un certo senso “fatte e finite” e che pertanto sono naturalmente prima o poi destinate all’estinzione o alla speciazione (ovvero a evolvere in nuove specie, peraltro diverse da quelle originarie), noi siamo ancora in cammino nel nostro cammino evolutivo. Ciò a conferma della relativa giovinezza della specie Homo sapiens (circa 200.000 anni) e in un cammino che peraltro certo non esclude il pericolo dell’estinzione, anche improvvisa e traumatica.

Il secondo peculiare aspetto è che questo ulteriore “upgrade” evolutivo dipende in una certa misura (poco? tanto? difficile a dirsi) da noi stessi. Grazie alla nostra volontà e intelligenza, unita all’autoconsapevolezza ed ai sofisticati meccanismi culturali della nostra specie, noi teoricamente possiamo almeno in parte orientare il nostro cammino evolutivo. Sia come individui sia come gruppo (famiglia, tribù, popolo).
Infine, terzo punto, possiamo essere consapevoli di tutto ciò. Ovvero al contrario di tutti gli altri esseri della Terra (per quel che ad oggi ne sappiamo) noi possiamo essere coscienti che ci stiamo evolvendo e, soprattutto attraverso lo studio della storia e la nostra memoria individuale e collettiva, anche capire che direzione sta seguendo la nostra evoluzione.
E qui potremmo introdurre un quarto punto, almeno teorico: la direzione che vogliamo dare a questo nostro cammino evolutivo. Infatti attraverso il pensare-volere ma soprattutto tramite il libero arbitrio, ovvero la capacità di scegliere, possiamo introdurre degli elementi di qualità a questa evoluzione. Elementi qualitativi che, a seconda dei vari modelli ideali a cui si ispirano, possono accelerare la nostra evoluzione verso scenari di progresso ma anche, al contrario, farci rapidamente regredire e innescare veri e propri processi involutivi, sia individuali sia di collettività ed alla fine anche di specie.
Sotto questo aspetto è probabilmente inutile ricordare il punto in cui si trova oggi l’Umanità. Una vera e propria soglia oltre la quale tutti intravediamo il baratro verso il quale però continuiamo ad avanzare; come i branchi di lemmig in cui gli individui posti nelle retrovie spingono verso il precipizio anche i soggetti posti davanti e che, fermi sull’orlo del burrone, non riescono più a fermare o anche solo a deviare l’avanzata della massa impazzita.

Ma se al momento appare evidente che l’evoluzione della nostra specie sta ormai attraversando un pericoloso e dolorosissimo passaggio da cui, nel bene o nel male, ne dovrà uscire trasformata, il discorso mi sembra diverso e più aperto a varie possibilità, anche positive, se invece affrontiamo il tema dell’evoluzione individuale o di piccoli gruppi. Qui esistono numerosi casi di grande resilienza e di percorsi intrapresi verso livelli evolutivi qualitativamente elevati.
C’è a questo punto da chiedersi se, nonostante le apparenze, questa minoranza evoluta riuscirà a condizionare il destino della maggioranza o se, come dicono alcuni, assisteremo ad una sorta di speciazione, con la differenziazione di due nuove specie di Sapiens.