L’umanità sembra ormai prossima ad un nuovo salto evolutivo che passa dalla coscenza individuale.
“Viva la revoluciòn!”, urlavano i più famosi rivoluzionari sudamericani, come Pancho Villa o il “Che”, per infiammare gli animi della gente durante le ribellioni contro il potere e il tiranno di turno. Per abbattere i “cattivi” e cambiare finalmente con un grande colpo di spugna tutto quello che non andava.
Peccato che la gran parte delle rivoluzioni terminava poi nel sangue, gli eroi rivoluzionari finivano col diventare vittime o carnefici e la situazione generale, dopo un certo tempo, tornava più o meno al punto di partenza, pur con altri nomi, colori o metodi.
Questo per dire in due parole che i veri cambiamenti, nella storia umana, assai di rado sono avvenuti attraverso uno “shock”, tanto meno rivoluzionario, mentre hanno seguito il lento cammino, fatto di continui tentativi ed errori, che è andato di pari passo con l’evoluzione di una sempre maggiore consapevolezza individuale, verso tutti i temi principali della vita umana: la giustizia e l’equità sociale, l’economia e il lavoro, la scolarizzazione e la cultura, la spiritualità e il rispetto della natura.
Sino ad oggi le rivoluzioni sono state di tipo reattivo e, appunto, in gran parte violente ed inefficaci. Ovvero si sono espresse come reazioni attive ad una o più cause scatenanti: una dittatura, dei soprusi prolungati, una crisi sociale e/o economica, la corruzione, l’oppressione, la povertà, la ricerca di potere, un ideale, un interesse economico o di altra natura, l’ambiente, etc. .
Quasi sempre l’essere umano ha avuto bisogno di segnali forti e di subire a lungo condizioni di oppressione e di disagio prima di reagire, arrivando a ciò solo dopo che non ne poteva davvero più di tali situazioni esterne.
Peraltro, come abbiamo già ricordato, se accanto a tali reazioni non si evolvevano di pari passo una diversa coscienza individuale, una nuova cultura e nuove sensibilità e volontà, quasi sempre si ricreavano in poco tempo condizioni analoghe a quelle che erano state “buttate in aria” dai precedenti moti rivoluzionari. Magari sotto mentite spoglie, a volte addirittura in apparenza “buone” o illuminate, come certi regimi di oggi solo fintamente democratici e rispettosi della libertà individuale, ma nella realtà oppressivi e manipolatori, con risultati che a lungo termine rischiano di essere nel complesso anche peggiori di quelli di certe rozze dittature del passato.
E il modo con cui gran parte dell’Umanità sta continuando a sfruttare il Pianeta, nonostante gli innumerevoli segnali che costantemente ci sollecitano al cambiamento, è forse l’esempio più eclatante e su grande scala di questa cieca cultura predatoria, stupida ed egoistica.
Eppure secondo tanti ricercatori delle più diverse discipline ed aree culturali e di conoscenza (spiritualità, fisica, biologia e scienze naturali, medicina, psicologia, filosofia, ecc.) e nonostante il quadro storico che ci sembra cupo come non mai, l’umanità non è mai stata così vicina alle condizioni necessarie e sufficienti affinché si possa attuare la prima rivoluzione globale proattiva della storia (almeno per questo ciclo evolutivo): ovvero non una vecchia ri-voluzione che parte da una reazione delle masse a fattori esterni, bensì una nuova ri-evoluzione della coscienza individuale, che quindi parte dai singoli.
Per la prima volta sarebbe presente sulla Terra un numero sufficiente di persone che presenta un livello di consapevolezza tale da poter manifestare realmente un nuovo modo di essere umani. Ovvero si sarebbe ormai formata una massa critica di individui in grado di innescare un cambiamento epocale nella storia della nostra specie, differente da tutti i precedenti e basato su parametri totalmente nuovi.
Questa che viene chiamata rivoluzione proattiva non rientra dunque nella dinamica automatica del classico modello stimolo/risposta, come le precedenti rivoluzioni. E’ piuttosto una rivoluzione che parte dalla nostra dimensione interiore e non nasce dall’esigenza di cambiare le cose esterne e la società, non va contro niente e nessuno, ma manifesta l’espressione spontanea di una profonda consapevolezza interiore. I cambiamenti esteriori, verso un quadro positivo di sempre maggiore rispetto ed armonia nei confronti degli altri uomini, della società e della natura sono solo una logica conseguenza di tutto ciò. Ovvero partendo sempre da azioni concrete rivolte inizialmente soprattutto alla nostra interiorità e penetrando dunque alla radice della nostra essenza e della natura delle nostre percezioni, si andrà sempre di più a manifestare attivamente anche una nuova realtà esterna.

Questa nuova forma di rivoluzione coscenziale la possiamo leggere come un vero e proprio nuovo salto evolutivo non solo individuale ma anche di specie, in quanto riguarda le basi della nostra natura profonda che, una volta sviluppatesi ed attestatesi su nuovi piani, difficilmente può tornare indietro. Ovvero è un’evoluzione che passa da un nuovo paradigma individuale ed interiore, riguardante come detto la nostra coscienza. Non si origina dalla lotta per la sopravvivenza, dalla difesa di un terriotrio, dalla rabbia, dal malcontento, dal desiderio di riscatto, dalla ricerca del potere, denaro, libertà, controllo, ecc., ne tantomeno di un nuovo equilibrio. In realtà non vi è alcuna necessità, desiderio o fattore scatenante esterno, bensì il semplice impulso ad essere sé stessi nel senso più profondo e completo del termine. E non serve nessun combattimento per la conquista di qualcosa. Anzi di solito è soprattutto un “lasciare andare”, sebbene ognuno raggiunge questi livelli di consapevolezza seguendo proprie strade, diverse da quelle degli altri.
E la libertà, che è la prima percezione e conseguenza di questo salto evolutivo individuale, è come un fiore che sboccia: lo fa perché è arrivata la primavera, con la giusta dose di luce e calore.
La strategia evolutiva di questa nuova rivoluzione è al tempo stesso antica (ne parlano praticamente tutte le religioni e le scuole spirituali, compreso un signore nato a Nazareth circa 2000 anni fa), ma anche innovativa , perché non consiste nel cambiare i sistemi esistenti, tantomeno con la forza, ma si focalizza completamente nel cambiamento personale e radicale dell’individuo: la sua identità, la presenza di sé, le sue percezioni, le sue emozioni, la sua forza vitale, le qualità dei suoi pensieri, etc.
Un cambiamento che nessun regime, nessuna forma di controllo o di oppressione potrà mai davvero fermare. E dove anzi ogni condizionamento, problema o stimolo esterno può diventare occasione e semplice mezzo per interiorizzarsi, conoscersi più profondamente e seguire la spontanea natura del proprio essere. Diventando così sempre più libero ed efficace nella propria vita.
Diceva Nelson Mandela, divenuto primo presidente nero del Sudafrica dopo aver essere stato segregato per 27 anni nelle galere dei regimi razzisti bianchi: “Io non perdo mai: o vinco o imparo”.
Lo so che in questi tempi di segregazione da Covid, di disastri ambientali che sembrano irrefrenabili, di politica ed economia fatta da burattini senza cuore e con poco cervello, sembra impossibile credere nelle rivoluzioni ed ancor di più nelle ri-evoluzioni. Eppure queste stanno accadendo. In silenzio, senza apparire sui telegiornali, con tante piccole-grandi azioni e buone pratiche che, partendo quasi sempre dal basso, milioni di persone in tutto il mondo stanno attuando. Anche in Italia, dove una semplice associazione come www.italiachecambia.org ha sino ad ora censito 2841 progetti virtuosi e ben 19 reti tematiche attivi in tantissimi settori; dall’educazione all’agricoltura, dalla finanza etica all’economia solidale, dal commercio all’ospitalità, dalla salute all’accoglienza e sostegno di persone fragili. In tutto senza clamore, con molta concretezza e partendo da una semplice ed unica strategia di cambiamento: il lavoro su se stessi.
Perché il cambiamento interiore è l’unica reale possibilità di generare un cambio nel mondo esterno (persone, relazioni, società, etc.) in modo stabile e definitivo. E poi agire, agire, agire. Poche chiacchiere e fare azioni concrete. Ma soprattutto decidere finalmente di compromettersi, ovvero di cominciare a fare, senza più esitazioni e tentennamenti. Rinunciare alla tiepidezza, lasciare le grigie “vie di mezzo” e schierarsi, scendere in campo per il bene, nostro e del mondo.
Perché, come scriveva Goethe: “…Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la Provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare, cose che altrimenti non sarebbero mai accadute….. Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia, adesso”.