In un recentissimo articolo pubblicato su Science Advances viene descritto un nuovo evento di estinzione di massa, avvenuto circa 233 milioni di anni fa: l’Episodio Pluviale Carnico .
Gli studi sulla nascita e l’evoluzione della Vita sulla Terra stanno evidenziando sempre di più l’importanza dei grandi momenti di crisi che hanno coinvolto tutti gli organismi del Pianeta, come dei veri e propri “reset” collettivi dai quali la Vita ne è uscita ancora più forte e diversificata.
In pratica emerge il significato evolutivo delle grandi estinzioni di massa come delle sorta di drammatici colli di bottiglia in cui possenti forze selettivi, ma anche di adattamento e cooperazione, hanno via via plasmato gli organismi viventi che conosciamo oggi.
In particolare, tralasciando le primissime forme di vita unicellulari che si formarono già attorno ai 3.8 miliardi anni fa e limitandoci ai primi organismi più complessi, come spugne e meduse, evolutosi nei mari caldi del pianeta circa 700 milioni di anni fa, emerge che da quel momento l’evoluzione della vita subisce una brusca accelerazione. Dopo più di tre miliardi di anni trascorsi sottoforma di organismi unicellulari la vita conosce una vera e propria esplosione di forme e strutture, con almeno due momenti salienti: l’evoluzione della fotosintesi clorofilliana e la conquista della terraferma.
In un percorso che, come accennato, non è stato lineare ma è progredito “a scossoni”, con lunghi momenti di relativa tranquillità interrotti da veri e propri shock biologici che appunto hanno generato estinzioni locali ma anche le famose cinque grandi estinzioni di massa note sino ad ora.
Alle quali oggi sembra ne vada aggiunta una sesta, identificata grazie al lavoro di un team internazionale di geologi e paleontologi in cui spiccano ricercatori italiani. Infatti in un recentissimo articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances, il gruppo di ricerca guidato da Jacopo Dal Corso della China University of Geosciences e di cui fanno parte anche scienziati delle Università di Padova e Ferrara, del CNR, del MUSE – Museo delle Scienze di Trento e del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, descrive un nuovo evento di estinzione di massa, avvenuto circa 233 milioni di anni fa, e chiamato Episodio Pluviale Carnico .
I ricercatori hanno analizzato una considerevole massa di dati geologici e paleontologici raccolti in decenni di rilievi sul campo, analisi di laboratorio e modellizzazioni derivandone un quadro completo delle cause, delle dinamiche e degli effetti dell’Episodio Pluviale Carnico. Le cause sono state messe in relazione con massicce eruzioni vulcaniche nella provincia di Wrangellia, di cui abbiamo oggi testimonianze in Canada occidentale ed in Alaska. “Nel Carnico vi fu un’enorme eruzione vulcanica che produsse circa un milione di chilometri cubi di magma”, afferma Andrea Marzoli dell’Università di Padova.
Come sempre accade, queste enormi eruzioni iniettarono in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Questa fase di riscaldamento globale fu associata ad un forte aumento delle precipitazioni, di qui il riferimento ad un periodo “pluviale” che durò per l’incredibile periodo di circa 1 milione di anni!
Questo potente cambiamento climatico causò una grave perdita di biodiversità negli oceani e sulle terre emerse, tanto da poter essere catalogata da Dal Corso e colleghi tra le più profonde fasi di estinzione nell’intera storia della vita. Subito dopo questo evento di estinzione nuovi gruppi fecero la loro comparsa o si diversificarono rapidamente, come ad esempio i dinosauri, contribuendo all’origine di nuovi ecosistemi. “Molti gruppi di piante e animali si diversificarono in questo momento, tra cui alcune delle prime tartarughe, i coccodrilli, le lucertole, i primi mammiferi e le prime moderne foreste di conifere”, sottolinea Jacopo dal Corso.

“L’Episodio Pluviale Carnico ebbe un profondo impatto anche sulla vita marina e nella chimica degli oceani. Questo è documentato, per esempio, nelle Dolomiti, dove la crisi del Carnico è visibile in modo spettacolare nella morfologia del paesaggio, con le celebri pareti di dolomia che vengono interrotte da rocce poco resistenti che si sono deposte proprio durante questo evento, quando gli ecosistemi collassarono” aggiunge Piero Gianolla dell’Università di Ferrara.
Come già ricordato negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato almeno altre 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza o più localizzate, ma pur sempre catastrofiche. I risultati di questo nuovo studio identificano dunque una nuova imponente estinzione nel Carnico, che peraltro agì anche come un motore importante per l’evoluzione della vita.
“Sentiamo spesso parlare di estinzioni di specie in conseguenza delle profonde alterazioni climatiche e ambientali in atto. La storia scritta nelle rocce e nei fossili ci mostra quanto intense e perduranti siano le conseguenze di grandi eventi di estinzione – aggiunge Massimo Bernardi paleontologo del MUSE – Museo delle Scienze di Trento – Questi eventi sono segnati da crisi e, contemporaneamente, da rinnovamento della vita, e mostrano altissima contingenza: è difficile prevedere chi si troverà dalla parte dei vinti e chi dei vincitori”.
Un’interpretazione questa che, rileggendo il concetto di estinzione, suggerisce grande speranza per il Pianeta, ma anche grande cautela per chi si trovi a vivere nel bel mezzo di una nuova di tali crisi ecosistemiche planetarie. Proprio come sta accadendo alla nostra incauta specie, assai poco sapiens.
L’articolo scientifico:
J. Dal Corso, M. Bernardi e altri 15 ricercatori. Extinction and dawn of the modern world in the Carnian (Late Triassic). Science Advances 6, eaba0099.
Immagini allegate:
Img1. L’Episodio Pluviale Carnico, l’ultima grande estinzione scoperta da Dal Corso e colleghi. © Davide Bonadonna/MUSE
Armando Gariboldi