Un fatto gravissimo: l’installazione di antenne della rete 5G sembra porre in secondo piano non solo la salute dei cittadini ma anche il rispetto delle più basilari regole di democrazia.
La complicata questione dell’installazione, più o meno forzata, degli impianti di telefonia mobile di ultima generazione a sostegno del cosiddetto “internet delle cose”, ovvero il famoso (o famigerato) 5G, sta ormai acquisendo sempre di più connotati politici, con gli aspetti ambientali e di tutela della salute pubblica che sembrano scivolare in secondo piano, come fossero, haimè, quasi una questione secondaria.
Infatti invocare il sacrosanto principio di precauzione (una volta si chiamava semplicemente “buon senso”) secondo il quale se una tecnologia che irradia in modo capillare e diffuso campi elettromagnetici (che è scientificamente dimostrato possono provocare tumori ed altri progressi mutageni sui sistemi biologici, uomo compreso), non va utilizzata prima di essere sicuri che appunto non provochi danni , non basta più.
Non sarà possibile introdurre limitazioni alle localizzazioni sul territorio.
Oggi l’installazione del 5G è diventato così strategico, così importante e così urgente che ora, nell’ultimo DL “Semplificazione” approvato da Governo pochi giorni fa, i sindaci dei comuni “non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato” (art.38). Ovvero nessun amministratore locale, che per legge è il primo responsabile della salute pubblica del suo comune, potrà dunque opporsi o introdurre limitazioni all’installazione della tecnologia 5G (ma neppure di tutte le altre, passate e future). Alla faccia degli oltre 500 amministratori locali che proprio in nome del principio di precauzione e per tutelare la salute dei loro cittadini avevano chiesto sospensive ed introdotto divieti su questa tanto discussa tecnologia.
Un problema che tocca da vicino le comunità locali.

Secondo il presidente dell’ANCI Veneto Mario Conte si tratta di “Una limitazione all’autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità ed il paesaggio. La norma annulla le ordinanze di quei comuni che si erano opposti alla rete di nuova generazione sconfessando di fatto i sindaci”.
Un fatto gravissimo, probabilmente anche anticostituzionale che, unitamente al fatto che l’installazione di queste antenne è proseguita in molte città anche nel periodo del lockdown Covid, sembra porre in secondo piano non solo la salute dei cittadini ma anche il rispetto delle più basilari regole di democrazia.
E mentre sullo sfondo internazionale il 5G è entrato a tutti gli effetti nella guerra tra USA e Cina, si teme che il prossimo passo sarò quello di ridurre le soglie sul livello di emissioni elettromagnetiche, che in Italia in effetti sono più elevate rispetto a quelle fissate dalla commissione internazionale.
Nel frattempo le compagnie telefoniche hanno iniziato una martellante campagna promozionale per invogliare gli utenti ad abbonarsi a queste nuove tecnologie.
Come mai tutta questa fretta?
Se un numero elevato di italiani accetterà di farlo si avrà buon gioco per stoppare un eventuale futuro referendum, l’ultima carta che rimane ai cittadini ed alle associazioni per cercare di bloccare questo processo. Che inevitabilmente ci porta a chiederci: come mai tutta questa fretta, questa corsia preferenziale? Cosa c’è dietro?
Come diceva il buon Renzo Arbore in un famoso spot: “meditate, gente, meditate”.
Armando Gariboldi