Grazie alle Comunità Energetiche, da oggi sarà possibile autoprodursi energia e venderla ai vicini di casa per autoconsumo

Un’ottima e per certi aspetti rivoluzionaria notizia arriva dall’approvazione del Decreto Milleproroghe, appena votata. Anticipando il recepimento della nuova direttiva comunitaria sulle rinnovabili RED II, il Decreto introduce misure specifiche per consentire alle famiglie, alle comunità e alle imprese di trasformarsi in produttori di energia pulita. Ovvero, dopo una lunga battaglia iniziata almeno tre anni fa e che ha visto anche la raccolta di oltre 38.000 firme di consumatori, è stata ufficialmente introdotta la possibilità ai soggetti privati di installare un singolo sistema fotovoltaico ed alimentare con esso diversi edifici o appartamenti, per creare comunità energetiche locali autosufficienti.

Come funzionano le Comunità Energetiche?

Nello specifico la proposta emendativa 42.013 permette ai consumatori di energia elettrica di associarsi per divenire prosumer che agiscono collettivamente, a patto che questa attività non costituisca l’attività commerciale o professionale principale. Ovvero sia un’iniziativa nata non per scopi di lucro, ma per ottimizzare appunto la l’autoproduzione e la distribuzione di energia a livello locale.
Per esempio un condominio potrà installare un unico impianto termofotovoltaico e distribuire l’energia tra tutte le famiglie del palazzo. Ma anche un imprenditore potrà distribuire l’energia non consumata alle aziende vicine o ad un gruppo di villette o di case di un quartiere avere un unico impianto locale che fornisce tutti gli edifici della zona.

Armando Gariboldi Naturalista

Quali regole per le Comunità Energetiche?

I nuovi “energy citizens” dovranno però rispettare alcune condizioni principali:

  • dovranno produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW, entrati in esercizio successivamente alla data di entrata in vigore del presente DL Milleproroghe;
  • dovranno condividere l’energia prodotta utilizzando la rete di distribuzione esistente (ovvero non ci si può costruire linee elettriche private). L’energia condivisa è pari al minimo, in ciascun periodo orario, tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti a fonti rinnovabili e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei clienti finali associati;
  • l’energia dovrà essere condivisa per l’autoconsumo istantaneo, che può avvenire anche attraverso sistemi di accumulo; 
  • nel caso di comunità energetiche rinnovabili i punti di prelievo dei consumatori e i punti di immissione degli impianti dovranno essere ubicati su reti elettriche di bassa tensione che afferiscono, alla data di creazione dell’associazione, alla medesima cabina di trasformazione MT/BT;
  • nel caso di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente, gli stessi devono trovarsi nello stesso edificio o condominio.

Tale iniziativa, che a mio avviso è anche una vittoria della democrazia “dal basso” (contro il potere delle potenti lobby anche statali dell’energia), risulta particolarmente interessante per i circa 1,2 milioni di condomini e palazzine, mediamente di età non certo recente, in cui vivono circa 20 milioni di italiani. Infatti ora, grazie alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici e alla possibilità finalmente di autoprodursi l’energia, in un colpo solo sarà possibile dimezzare il costo delle bollette e diminuire il fabbisogno nazionale di energia, oltre che per sostenere un settore importante come quello delle imprese che lavorano in questo campo e che potranno realizzare tanti nuovi impianti. Tutto questo rientrando dell’investimento delle spese in tempi brevi, tra i 3 e i 5 anni.

Quali vantaggi dalle Comunità Energetiche?

In questo modo si apre la strada a progetti locali di impianti solari in autoproduzione ma anche per scambiare localmente l’energia in eccesso, con riduzione di sprechi e vantaggi tanto ambientali quanto economici per imprese, famiglie e comunità.
Se tutto andrà bene e se il nuovo decreto verrà correttamente applicato secondo le intenzioni del legislatore (il sen.Gianni Girotto – presidente della commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato della Repubblica, che tanto si è impegnato per questo obiettivo), i benefici saranno non solo per coloro che costruiranno i nuovi impianti di energia rinnovabile, ma per tutti, in quanto la maggiore produzione rinnovabile dovrebbe far abbassare il costo della materia prima “energia”. E il fatto che tale energia sarà immediatamente autoconsumata nelle immediate vicinanze dell’impianto, anziché essere veicolata nelle grandi reti di distribuzione e trasmissione, dovrebbe far diminuire anche i costi di “stress” di tali reti, che comportano fenomeni di sbilanciamento che producono costi che vengono poi pagati, appunto, da tutti. Insomma, passare da un sistema centralizzato ad uno decentralizzato dovrebbe portare vantaggi concreti per tutti, con il condizionale ed un “se” che manteniamo dal momento che conosciamo il nostro amato ma per tanti aspetti un po’ disgraziato Paese.

Volete leggere il testo dell’emendamento sulle Comunità Energetiche?

Qui sotto trovate il testo dell’emendamento sull’autoconsumo collettivo e sulle comunità energetiche:
https://www.ecquologia.com/images/2020/energie_rinnovabili/Emendamento_comunit_energetiche.pdf

 

Scrivi ad Armando Gariboldi

Scrivimi compilando questo modulo
Inserisci la tua email così potrò risponderti
Spazio a tua disposizione. Scrivi nello spazio qui sopra e ti leggerò con piacere.

Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.