Non vorrei far troppo la parte del catastrofista, ma i dati sugli effetti dei cambiamenti climatici in corso devono essere diffusi e conosciuti
I dati che continuano ad uscire e che dovrebbero essere riportati in prima pagina da giornali e TV (e che invece vengono relegati nelle pagine interne, quando va bene) devono essere portati a conoscenza, almeno da chi non ha voglia di seguire la politica suicida dello struzzo.
Sono infatti stati pubblicati da poco le ultime analisi, sempre più raffinate, del sito Climate Central, che ha evidenziato come nel 2050 saranno 300 milioni le persone che nel mondo vivranno in zone a rischio (il triplo di quanto in precedenza stimato).
Da tale indagine sono state poi elaborate una serie di interessanti mappe interattive in cui si possono osservare l’effetto del rialzo del livello dell’acqua e le sue conseguenze: in pratica quali zone del mondo finiranno a mollo.
L’analisi è stata compiuta tenendo in considerazione indicatori diversi che portano a scenari differenti, ma sempre allarmanti. In particolare si sta seguendo l’evoluzione di due modelli principali, quelli che gli esperti ritengono abbiano le maggiori probabilità di realizzarsi: ovvero un aumento medio della temperatura mondiale rispettivamente di 2° e 4° entro il 2050 e poi entro fine secolo. Ovvero entro pochi decenni, anche se a molti possono sembrare ancora date lontane. In realtà stiamo ormai parlando del Paese dove vivranno i nostri figli e nipoti!

In tutti i casi saranno cavoli amari, ma per l’Italia lo saranno in modo particolare. Infatti, come ricordato più volte, il nostro Paese è inserito all’interno di una delle aree mondiali che maggiormente risentirà dell’aumento di temperature, ovvero il bacino del Mediterraneo. Le aree più colpite dello Stivale saranno soprattutto quelle della fascia adriatica da Monfalcone a Cattolica — con Venezia al centro — che finirebbero sottacqua per decine di chilometri all’interno (senza contare il problema della salinizzazione delle falde di acqua dolce, che probabilmente arriveranno sino alla Lombardia orientale). Poi la Versilia da Carrara a Pisa, Grosseto e Orbetello, la costa laziale da Civitavecchia ad Anzio, la pianura Pontina tra Terracina a Sezze, la piana intorno a Caserta, in Sardegna le bonifiche di Oristano e gli stagni presso Cagliari, in Puglia l’area a sud di Manfredonia.
Insomma diamoci da fare per convincere i nostri sindaci a dichiarare lo stato di “Emergenza climatica e ambientale” redigendo adeguati Piani d’Azione. Nel frattempo…non comprate casa a Venezia!