E’ importante continuare a proporre e cercare di attuare nuovi stili di vita meno consumistici e nuove azioni e tecnologie ecosostenibili in tutti i settori possibili della nostra società.

Tuttavia questi comportamenti non sono ormai più sufficienti per invertire la rotta verso il collasso dell’ecosistema planetario, in termini di cambiamenti climatici, con tutto ciò che ne consegue, a livello mondiale ma anche su scala locale e addirittura individuale. L’ultima occasione per cambiare il sistema socio-economico umano ed impedire l’innesco dei processi clima-alteranti in corso l’abbiamo probabilmente persa una trentina di anni fa. Ora è tardi, ora siamo ormai dentro al cambiamento. Un cambiamento che continuerà a cambiare sempre di più (scusate il gioco di parole) e sempre più velocemente e che, se anche ipoteticamente arrestassimo di colpo tutte le emissioni planetarie di CO2, continuerà ancora per molti decenni o forse secoli, con una forza di inerzia e con effetti al lungo termine che nessuno oggi è in grado di stimare con precisione.
E’ giunto quindi “il tempo delle conseguenze”, come lo definì Winston Churchill nel suo famoso discorso alla House of Commons del 12 novembre 1936, indicando la corsa agli armamenti della Germania nazista che il Governo inglese continuava a sottovalutare, nonostante le ripetute grida d’allarme dello stesso Churchill e che di lì a pochi anni sarebbe sfociata nella Seconda Guerra Mondiale.

“L’epoca della procrastinazione, delle mezze misure, del mitigare, degli espedienti inutili, del differire sta giungendo alla fine. Ora stiamo entrando nell’epoca dove ogni azione causa conseguenze”.
Winston Churchill, 1936.

Cosa possiamo fare dunque per affrontare questi tempi così complessi e difficili (ma anche molto interessanti) in cui viviamo? La parola d’ordine è “resilienza”. Ovvero sviluppare adeguata coscienza e conoscenza, individuale e di sistema, per costruire situazioni appunto resilienti, ovvero in grado di mitigare e ammortizzare il più possibile i cambiamenti in atto e quelli che verranno senza snaturarsi troppo. Il paracadute è lo strumento resiliente per eccellenza: non impedisce la caduta, ma evita di sfracellarsi al suolo!
L’ormai enorme massa di dati a disposizione tratteggia in maniera abbastanza chiara, pur con diverse variazioni sul tema, il quadro generale in cui siamo entrati: surriscaldamento globale di almeno 2°, ma senza escludere momenti dell’anno in cui potranno verificarsi momenti di freddo intenso; aumento delle frequenza di eventi meteo estremi (“bombe d’acqua”, uragani e tempeste di vento, grandinate fuori norma, ecc.); aumento delle temperature estive che progressivamente si avvicineranno ai 50°; aumento dei processi di desertificazione; incremento della temperatura e dell’acidità di mari e laghi; diminuzione della disponibilità generale di acqua dolce e soprattutto di acqua potabile; aumento dei fenomeni di instabilità idrogeologica e seguito di tali processi (e quindi aumento di frane, alluvioni, scioglimento ghiacciai, crolli in montagna, ecc.), morìa di alberi e perdita di biodiversità, pesanti perdite e riduzione dei raccolti agricoli; aumento di eventi-shock come grandi incendi, eruzioni e attività sismica, anche in aree oggi ritenute sicure.
Tutto ciò avverrà anche in Europa e in Italia, ovviamente con differenti gradi di intensità e in tempi diversi, ma con il bacino del Mediterraneo che gli studi dell’Agenzia Europea per l’Ambiente individuano come una delle aree più fragili e più esposte a tali impatti dell’interno Vecchio Continente.
Ribadiamo che qui non stiamo facendo le cassandre o i porta-sfiga, ma vogliamo affrontare un quadro che, indipendente dalla questione del “chi è la colpa” (anche se in realtà lo sappiamo benissimo), si basa sulla disponibilità di decenni di dati scientifici raccolti. Ormai non ci interessa più cercare di convincere dei cambiamenti climatici in atto e del loro rapporto con le attività antropiche, non ne abbiamo più ne il tempo ne la voglia. Qui ora si tratta di agire!
Pertanto è ora di cominciare a guardare in faccia alla realtà, senza chiudere gli occhi o fuggire, dal momento che affrontare il pericolo (i cambiamenti in atto e le loro conseguenze) è il primo modo per ridurne gli effetti.
Nei prossimi articoli entreremo dunque nel dettaglio di azioni pratiche per aumentare il livello di resilienza nelle varie situazioni, comprese quelle che interessano la nostra vita di tutti i giorni.
Seguitemi!
Armando Gariboldi


Armando Gariboldi

Naturalista, agrotecnico e giornalista scientifico. Laureato in Scienze Naturali, già Direttore Generale della LIPU-Birdlife Italia, è libero professionista e divulgatore ambientale. Fondatore dello Studio EcoCentro di Pavia e giornalista pubblicista iscritto a UGIS (Unione Italiana Giornalisti Scientifici), con 21 libri ed oltre 500 articoli sulle principali riviste del settore natura.