I cambiamenti climatici che stanno interessando ormai il 98% del nostro Pianeta, tra cui tutta l’Italia, impongono di ripensare anche il verde urbano e tutti i prossimi interventi di progettazione di parchi e giardini, ma anche di aree naturali, che si andranno a fare da adesso in avanti.
In particolare, per quanto riguarda gli alberi, nelle aree della pianura padana e di gran parte dell’Italia settentrionale le specie arboree ed arbustive che naturalmente da secoli caratterizzano il nostro paesaggio, tipicamente legate ad un clima continentale (specie mesofile) o anche a situazioni di presenza abbondante di umidità e di acqua (specie igrofile) sono destinate a lasciare sempre più spazio a specie resistenti a periodi più o meno lunghi di caldo e siccità (specie termofile o addirittura xerofile). Il tutto senza dimenticare però la possibilità di avere ancora periodi seppur bervi e soprattutto concentrati di precipitazioni (sia pioggia sia neve).
Serviranno dunque piante resistenti, possibilmente dotate di un buon sviluppo fittonante dell’apparato radicale, ovvero di radici in grado di andare soprattutto in verticale e in profondità. Pertanto nei nostri parchi e giardini, fatto salvo situazioni specifiche dove è garantita una costante presenza di acqua e consapevoli che sempre di più assisteremo al fenomeno dell’abbassamento delle falde superficiali che sino ad ora avevano consentito a molte piante di resistere nonostante l’assenza di irrigazione e la scarsità di precipitazioni, dovremo probabilmente ridurre progressivamente o anche abbandonare le varie specie di pioppi (a cominciare dai cipressini), di salici, di ontani, dei tigli e di querce amanti dell’umidità, come i cerri. Anche tutte le specie di conifere, come abeti, pini e cedri, dovranno essere progressivamente abbandonate. Tra i sempre-verdi potremo introdurre i lecci, i cipressi, i ginepri.
Tra le associazioni vegetali arboree resistenti ai climi secchi e già diffusamente presenti in vaste aree del nord Italia segnaliamo poi il querco-carpineto. Pertanto carpini bianchi, roverelle e ancora qualche farnia potranno essere proposti in varie situazioni. I filari storici di pioppi cipressini potranno essere sostituiti da Quercus robur e Carpinus betulus entrambe delle varietà “fastigiata” o “piramidalis”, ovvero con una forma ed uno sviluppo appunto allungato ma con alberi dal legname più resistente e di più lunga durata rispetto ai pioppi. Ciò consentirà di resistere meglio anche alle sempre più numerose trombe d’aria che potranno colpire soprattutto le aree di pianura e bassa collina. Al posto poi di aceri negundi (delicati anche in quanto facilmente attaccabili dai vari insetti defoglianti che proliferano con caldo e umidità) ed anche degli olmi, si potranno poi preferire gli aceri saccarini (Acer saccharinum) e, in parchi e giardini, specie alloctone come alcune varietà di aceri giapponesi, la quercia rossa americana ed altre specie a fogli rossa, come alcuni tipi di Prunus.

Infatti una recente ricerca pubblicata sulla rivista “Frontiers in Plant Science” e svolta da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, ha scoperto che le piante a foglie rosse si difendono meglio dagli stress ambientali, come siccità, stress luminoso e salinità, rispetto a quelle a foglie verdi. A quanto pare questa maggiore resilienza è dovuta alla presenza di antociani, dei pigmenti da cui deriva proprio il rosso delle foglie, che fanno da ‘filtro’ nei confronti dei raggi solari esercitando un’azione fotoprotettiva, soprattutto nei momenti in cui le foglie sono più vulnerabili, cioè quando sono più giovani o senescenti”. Altre specie resistenti agli stress climatici ma molto belle dal punto di vista estetico, soprattutto per le colorate fioriture, potranno poi essere l’Albero di Giuda (Cercis siliquastrum), l’Acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin “Rosea) mentre le ormai diffusissime robinie, che meglio di molte altre specie di caducifoglie sapranno resistere ai cambiamenti climatici in corso, si potranno utilizzare con splendida Robinia eliotti (var. rosata), dai delicati fiori rosati a grappolo.
E mentre sulle colline dell’Oltrepò pavese e piacentino, sui primi rilievi della Valtellina o nelle langhe si diffonderà la coltivazione dell’ulivo, tra le specie spontanee arbustive sempre di più troveremo i segni tipici della macchia mediterranea, con ginestre, corbezzoli, filliree ed eriche, che potremo peraltro sistemare anche nei nostri giardini al posto di specie arbustive ombrofile o amanti del fresco come sambuchi e cornioli.